sticazzi

Anche la tua azienda utilizza “l’approccio sticazzi”?!

[Piccola premessa: la parola sticazzi in questo post è utilizzata nella sua accezione romana, sinonimo di “chi se ne frega”, “a chi vuoi che importi”. Non me ne vogliano gli amici milanesi, ma la loro versione utilizzata in modo positivo è notoriamente fake, crea confusione e viene rifiutata da tutto il resto d’Italia. Fatta questa parentesi dolorosa ma necessaria, passiamo al tema del post.]

Per alcune aziende l’unico obiettivo è farsi pagare dai clienti.

Sia chiaro, non c’è niente di sbagliato ed è il motivo per cui si fa business, ma il problema, per queste aziende, è che si fermano lì, non contemplano minimamente tutto quello che avviene nel momento in cui hanno convertito (che brutta parola) il contatto in cliente.

Non gli frega assolutamente nulla di quello che succede dopo. Non lo tracciano, non lo monitorano, non ci investono, non lo pianificano, non ci lavorano.

Ecco cosa è l’approccio sticazzi.

È la mentalità di chi dice “Mi hai pagato, ho raggiunto il mio obiettivo, ora sticazzi. Passiamo al prossimo”.

Siamo circondati da aziende così. Anzi, se ti rivedi in questa descrizione sappi che sei ancora in tempo per cambiare. “Il primo passo è la consapevolezza” dicono alcuni.

Chi usa l’approccio sticazzi dimentica (quasi sempre volutamente) che l’obiettivo di un imprenditore dovrebbe essere quello di fare quel passettino in più, quello sforzo extra dopo il pagamento, per prendere il cliente per mano e accompagnarlo nella fase successiva.

È quello step che nel Growth Hacking chiamiamo fase di referral.

funnel aaarrr pirati

Tutti bramano la viralità, tutti vorrebbero acquisire a costo zero, tutti fanno sogni bagnati con i clienti che si trasformano nei famosi ambassador, ma in pochi sono disposti a fare ciò che è necessario per far si che avvenga.

In pochi coccolano i loro clienti.

Sono troppo concentrati sulla lead generation (che ci faranno poi con tutti sti lead?!), vogliono le automazioni, i chatbot, le intelligenze artificiali, la marketing automation. Pare che quasi quasi con i clienti non vogliono manco più parlarci.

Eh si perché per fare quello sforzo extra, quel passettino ulteriore, quella che ho definito una “coccola”, tocca parlarci con le persone.

Perché se non vuoi usare l’approccio sticazzi devi preoccuparti di cosucce chiamate assistenza clienti, user experience, contenuti, e così via.

Sai qual è la bella notizia? È che in un contesto nel quale l’approccio sticazzi è usato da molti (perché veloce ed economico), ti basta veramente poco per differenziarti. Ti basta non usarlo.

Indipendentemente dal settore in cui operi, prova a considerare l’investimento sulle coccole come un vantaggio competitivo

Sul sito della tua azienda è facile trovare i dati di contatto? Quanto è complesso per un tuo cliente mettersi in contatto con te (e non con un call center dall’altra parte del mondo)? Quali e quanti contenuti gli invii dopo il pagamento? Sono disponibili da qualche parte delle guide chiare e utili? Come lo accompagni nelle prime settimane di utilizzo del tuo prodotto o servizio? Quanto curi la prima esperienza d’uso? Quando e quanto ascolti i suoi pareri relativamente al tuo prodotto?

È facile capire se usi l’approccio sticazzi, ti basta rispondere alle domande sopra.

L’approccio sticazzi è ammaliante, lo so. È come il famoso diavoletto sulla spalla che ti sussurra all’orecchio le cose da fare e da non fare.

Lo so, non hai tempo per fare tutto. Sta settimana hai dovuto mettere il popup sul sito per raccogliere più email. Poi hai dovuto abilitare le notifiche push. Poi hai messo il chatbot che parte in automatico. E poi ci sono quei bellissimi video in home page per monetizzare un po’ di traffico.

La verità è che il tuo sito manco si vede più.

L’espressione “approccio sticazzi” è nata quasi per gioco in uno dei miei workshop e poi me la son portata dietro, ora la utilizzo in maniera costante per indicare questo andazzo pericoloso che hanno preso alcune aziende (piccole e grandi, startup e non).

Quello di mettere il cliente in secondo piano.

Quello di abbandonarlo nel momento in cui paga.

Quello di non coccolarlo.

E tu, sei disposto a fare quel passettino in più o ti sei arreso all’irresistibile fascino dell’approccio sticazzi?!

Se vuoi sapere come fare, leggi il mio post su come coccolare i tuoi clienti!

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Classe ‘84, Salernitano, cresciuto a camille e robottoni giapponesi! Sono un imprenditore digitale, blogger, public speaker e autore.
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