scrivere un libro

Scrivere un libro: 7 cose che ho imparato

Dopo aver scritto il post sulle 7 cose di business che ho imparato nel 2017 ci ho preso gusto e mi è venuta voglia di scriverne un altro. Questa volta, però, concentrandomi su un tema specifico che è quello dello scrivere un libro, nello specifico mi riferisco al mio primo libro “Growth Hacker, mindset e strumenti per far crescere il tuo business“.

Dal punto di vista lavorativo, scrivere un libro è stata una delle esperienze più intense che io abbia mai fatto e che, più o meno direttamente, mi ha insegnato di più in assoluto. Qualche collega mi aveva avvertito dicendo che “scrivere un libro ti fa crescere un sacco“, ma non mi sono reso conto dell’impatto che ha avuto su di me e sul mio lavoro fino a quando non mi ci sono effettivamente fermato a riflettere.

Prima di entrare nel dettaglio del post con i 7 punti, una doverosa premessa è necessaria: questo post potrebbe essere pieno di banalità, di ovvietà e di concetti che forse conosci già, ma alla fine il bello delle esperienze è proprio quello, no?

Ognuno di noi ha bisogno di tempo per metabolizzare alcuni avvenimenti, c’è chi ci arriva prima, chi dopo e chi non ci arriva mai. Penso che in pieno spirito di condivisione, sia bello rendere pubbliche certe riflessioni che solitamente facciamo esclusivamente in privato.

È utile in termini di generosità, ma anche per apprezzare maggiormente il percorso fatto.

Ultima cosa: non ti aspettare strategie su come si scrive un libro o trucchi per farsi pubblicare un libro. Non è l’obiettivo di questo post, forse in futuro ne scriverò uno un pelino più tecnico, ma per ora voglio concentrarmi esclusivamente su come scrivere un libro mi abbia svelato alcune piccole grandi verità.

Vediamole insieme…

1. Scrivere un libro è una cosa seria

Benvenuto alla sagra dell’ovvietà, ti avevo avvisato!

Eh si, il primo punto da cui voglio partire è proprio questo: scrivere un libro è un’attività dannatamente seria o, almeno, io l’ho vissuta così.

È vero che si sono abbattute molte barriere, che oggi è più facile essere pubblicati, che ci sono tanti strumenti che consentono l’autopubblicazione, e così via. Però credo fortemente che chi decide di intraprendere il percorso di scrittura di un libro debba avere chiaro in mente che si sta facendo carico di una grossa responsabilità.

Magari sono io che sto ingigantendo la cosa e altri autori l’hanno vissuta con molta più serenità, ma per me è stata una cosa serissima, fin dal giorno zero.

Negli ultimi due anni avevo ricevuto contatti da altri editori per la pubblicazione di un libro sul Growth Hacking, ma nessuna delle proposte era andata in porto perché non mi sentivo pronto. Non pensavo di padroneggiare la materia a tal punto da poterci scrivere un testo e, soprattutto, non credevo di avere qualcosa di importante da dire.

Ed è proprio li, forse, il nocciolo della questione: capire che anche nella stesura di un libro, al centro della propria strategia ci dovrebbe essere la creazione di valore e non una mera operazione di personal branding.

Sarà che ho una sorta di “rispetto mistico” per i libri, ma nel momento in cui ho firmato il contratto e ho deciso di iniziare questa avventura l’ho messo al centro delle mie priorità per dare il meglio di me e creare quanto più valore possibile nei lettori.

Questa mia percezione si è accentuata sempre di più negli anni, proprio perché l’asticella di pubblicazione si abbassava sempre di più e sempre più testi di discutibile valore arrivavano sul mercato, soprattutto nel mondo digital nostrano.

La mia stella polare è stata questa: scrivere il libro che avrei voluto leggere quando ho iniziato.

2. Scrivere un libro è diverso da scrivere un blog

Banale? Si. Scontato? Certo. Ma finché non ho buttato giù le prime 10 pagine non l’avrei mai immaginato.

Lo confesso senza timore, ero convinto che l’aver fatto il blogger fin da ragazzino avrebbe reso l’esperienza di scrittura del libro una passeggiata. Ridacchiavo sornione tra me e me ripetendomi “sarà facilissimo, sei talmente abituato a scrivere che sarà come scrivere un lungo post“.

Mai affermazione fu più azzardata in tutta la mia vita.

Scrivere un libro ha una complessità che il migliore dei pillar post manco si immagina. E non parlo solo di quelle difficoltà abbastanza intuitive anche per il mondo esterno (è più lungo, è più approfondito, devi citare le fonti, ecc.), ma mi riferisco a tutta una serie di micro aspetti che dall’esterno ignori completamente finché non ci sbatti la testa.

Qualche esempio?

  • Tenere lo stesso tono di voce per 200 pagine che vengono scritte nel corso di 7 mesi.
  • Fare riferimenti a paragrafi futuri che non scriverai mai o a paragrafi passati che non hai mai scritto.
  • Decidere l’ordine dei contenuti provando ad immaginare una persona che legge quelle cose per la prima volta.
  • Realizzare che non puoi aggiornare i link se il sito che hai citato chiude o cambia indirizzo.
  • E tante altre piccole cosucce che alla fine fanno la differenza. E si se la fanno!

C’è stato un momento ben preciso (intorno a metà del primo capitolo) in cui ho realizzato che le cose che stavo scrivendo sarebbero finite su carta stampata (potenzialmente) per sempre. Ecco cosa significa “è diverso da scrivere un blog”: non puoi aggiornare i link, non puoi cancellare il post, non puoi fare un post di scuse, e così via.

Quando realizzi che fra tre anni una persona potrebbe dire “Ah tu sei Raffaele, quello che ha scritto quella cavolata in quel libro…” allora sì che la cosa diventa seria.

O almeno per me lo è diventata.

3. Scrivere un libro non ti fa diventare ricco (nel 99% dei casi)

Questo punto magari è un po’ meno noto agli addetti ai lavori quindi, tieniti forte, ti devo svelare il segreto di pulcinella: col libro non ci si fanno i soldi. Soprattutto in una nicchia piccola come quello del mondo digital italiano.

A meno che, ovviamente, tu non sia Aranzulla, Montemagno o qualcuno con un seguito di quella portata. Per tutti i comuni mortali il libro è, per citare un mio amico, un costoso bigliettino da visita.

Nel momento in cui firmi un contratto con un editore scopri che ci sono tantissimi intermediari tra te e il lettore e finalmente capisci perché all’autore arriva in tasca una percentuale incredibilmente piccola del prezzo di copertina. Intermediari che manco immaginavi, ma che rendono la struttura distributiva complessa e articolata.

Da questo punto di vista avere un editore serio e affidabile fa tutta la differenza del mondo e, personalmente, posso dire di essere stato molto fortunato ad aver lavorato con FrancoAngeli.

Occhio però, il fatto che non si guadagni (tanto) dalle vendite dirette del libro non significa che non abbia un impatto sul business o che non valga la pena scriverlo. Anzi, come vedrai nei due punti successivi, l’impatto sul business è enorme, ma lo è in maniera indiretta…

4. Scrivere un libro ti apre porte che non immaginavi

Ecco a cosa mi riferivo nel punto precedente!

Le occasioni che ti arrivano grazie al libro (quelli bravi direbbero i lead) sono tantissime e, spesso, completamente diverse rispetto a quelle che ricevevi prima.

Ci sono contesti dove l’aver pubblicato un libro può fare la differenza in fase di selezione (immagina, ad esempio, le docenze universitarie) o può abilitarti agli occhi di un importante decision maker (immagina, ad esempio, il manager di una grossa azienda).

Potremmo dire che una buona strategia di content marketing trova la sua massima espressione nella pubblicazione di un libro.

Questo avviene perché la percezione dei libri è ancora molto alta. Nonostante le barriere all’ingresso si siano abbassate notevolmente, l’impatto che un libro ha sulle persone è ancora notevole.

Soprattutto se non sono addetti ai lavori con una cerchia di amici dove tutti hanno pubblicato almeno un libro.

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5. Scrivere un libro ti fa scoprire il bello e il brutto di tante persone

Sempre nel famoso post sugli insegnamenti del 2017, il punto 3 era “Non puoi piacere a tutti” con qualche riflessione su cosa comporta avere visibilità (anche minima) online.

In un certo senso scrivere un libro amplifica quel concetto di 100 volte, nel bene e nel male. E così mi son ritrovato a scoprire tanti aspetti delle persone che non mi immaginavo.

Scopri il supporto e la vicinanza di persone su cui non avresti mai scommesso.

Scopri che invece il supporto da qualche amico a cui tenevi non arriva per nulla.

Scopri quel furbetto che ti contatta per scroccarti il libro in cambio di fantomatici articoli.

Scopri quello che di libri se ne compra 3 o 4 per regalarli.

Scopri quello che ti lascia una super recensione a 5 stelle e ti ringrazia pure in privato.

Scopri quello che ti fa il ricattuccio per la recensione negativa.

Scopri quello che ti invita a presentare il libro e ti organizza il super evento, anche se non ti conosce.

Scopri quello che con la scusa della presentazione del libro cerca la consulenza gratis.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti e anche questo, se vogliamo, fa parte della crescita personale e professionale che un libro ti da.

6. Scrivere un libro è il miglior modo per padroneggiare dei concetti

Quando lavoriamo su un post, una lezione, una presentazione o qualsiasi altro tipo di contenuto siamo costretti a fare degli approfondimenti e dei collegamenti mentali aggiuntivi che ci portano lentamente a padroneggiare l’argomento molto più di prima. E i motivi sono molto semplici: sei costretto a schematizzare, a dare ordine alle cose, a semplificare i concetti complessi, a citare tutte le fonti e così via.

Devi prepararti alle domande, ai dubbi, alle obiezioni e alle perplessità e puoi farlo solo se padroneggi quel tema.

Ecco perché consigliano, come tecnica per fissare bene i concetti, di prendere degli appunti man mano che si legge un libro e, possibilmente, di schematizzarli.

Ora prendi questo concetto, moltiplicalo per 1000 e avrai l’effetto della scrittura di un libro sul tuo cervello.

Per una persona con una pessima memoria come me, scrivere un libro è stato il miglior allenamento che potessi fare, ancora di più se aggiungi tutti i retroscena e le riflessioni fatte nei primi due punti.

Scrivere un libro ti permette di avere un quadro completo della situazione che poche altre attività ti danno. Hai la possibilità di osservare la figura da lontano e unire i puntini come non avevi mai fatto in passato. Riesci a incastrare le date, gli avvenimenti e le persone in maniera magistrale fino a sentirti a metà tra Neo di Matrix e gli autori di Lost a metà quarta stagione.

Insomma, se lo fai bene, scrivere un libro ha un impatto incredibile su come il tuo cervello immagazzina e gestisce quelle nozioni.

7. Scrivere un libro è una delle cose più belle che io abbia mai fatto

È stato difficile? Si, parecchio!

Ho avuto paura di non farcela? Di continuo!

Ho pensato di mollare? Hai voglia!

Ho sofferto della sindrome dell’impostore? In ogni singola pagina!

Lo rifarei? Centomila volte si!

La verità è questa, alla fine della fiera mi sono reso conto che scrivere un libro è stata una delle cose più belle (lavorativamente e umanamente parlando) che io abbia mai fatto.

Un’esperienza che mi ha permesso di confrontarmi con aspetti di me che non conoscevo, di uscire fuori dalla mia zona di comfort, di sfidarmi di continuo, di mettermi alla prova su un terreno nuovo, di conoscere un sacco di gente in gamba, di confrontarmi con professionisti di alto livello e, soprattutto, di avere delle soddisfazioni incredibili.

Si dice che quando scriviamo lo facciamo in primis per noi stessi.

Forse è vero o forse no, una cosa che so per certo è che scrivere un libro ti insegna cose di te che non conoscevi, ti consente di osservarti dall’esterno rendendoti, perché no, più attento, più sensibile e più umile.

Se non hai avuto modo di leggere il mio libro, puoi leggerne un estratto gratuito da qui o comprarlo su Amazon.

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