academy growth program di raffaele gaito

Cosa ho capito dopo un anno di Academy (bello, ma difficile)

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Introduzione

Un annetto fa ho lanciato una mia academy, il Growth Program, dove insegno gli argomenti che normalmente tratto in azienda e in aula, in versione completamente online. Parliamo di marketing, di business, di Growth Hacking e argomenti limitrofi, con un taglio specifico sull’innovazione e la sperimentazione.

Da parecchio tempo avevo in testa di avviare un progetto del genere, ma lo rimandavo di continuo, un po’ per impegni personali e un po’ per la paura di non riuscire ad avere lo stesso impatto e valore che avevo con la formazione e la consulenza di persona.

Quando mi sono deciso a partire ho realizzato abbastanza presto che fosse una delle mie iniziative più belle e oggi, infatti, è uno dei pilastri del mio business.

Visto che è passato un annetto (quasi un anno e mezzo, se considero la beta a numero chiuso) volevo fare un bel post di riepilogo sulle lezioni più importanti che mi ha dato questa esperienza.

La community prima di tutto

Ho parlato spesso nei miei contenuti dell’importanza della community e quindi non posso non iniziare da questo punto.

La community che si è creata con il Growth Program è una delle cose di cui più vado fiero e, se ce ne fosse stato bisogno, mi ha confermato che le community vengono prima dei prodotti. Sempre.

Decine di imprenditori e imprenditrici, consulenti, manager e freelance che lavorano nelle industrie più disparate e sui progetti più diversi si confrontano sui loro esperimenti, chiedono feedback sulle loro iniziative e condividono i loro successi e, perché no, i loro fallimenti.

Se dovessi trovare un aspetto positivo dentro l’aspetto positivo direi che mi ha positivamente sorpreso il veder nascere delle iniziative dal basso, anche senza la mia “intermediazione”.

Ci sono aziende che hanno iniziato a collaborare tra di loro, persone che hanno assunto altre persone del gruppo, studenti che hanno iniziato a sentirsi diventando amici e così via.

Sapere che avvengono cose del genere a “causa” mia mi inorgoglisce come poco altro.

Il valore degli early adopter

Rimanendo sul tema community, voglio dedicare un paragrafetto agli early adopter.

Se non sai di cosa si tratta e senti questo termine per la prima volta, gli early adopter sono quella fetta di utenti che per primi sono spinti a provare un prodotto o un servizio.

early adopters

Early adopter è la definizione che si dà di coloro che sono sempre pronti a sperimentare le novità di mercato, si aggiornano, leggono e provano in prima persona, in anticipo rispetto agli altri.

Queste persone sono fondamentali per qualsiasi azienda.

Come accennavo sopra, prima di aprirla a tutti, ho tenuto l’academy chiusa in beta per circa 6 mesi a un ristretto gruppo di persone. Gli early adopter, appunto.

Persone che si sono accollate il rischio di pagare per un prodotto che era immaturo, sperimentale, senza una timeline definita e che nasceva in quell’esatto momento.

Sono le persone che si sono sorbite tutti i cambiamenti tecnologici, che sono state appresso a tutti i miei cambi di strategia e a cui ho chiesto costantemente feedback. Feedback che si sono rivelati poi fondamentali per come il progetto si è evoluto.

Su qualsiasi prodotto o servizio tu stia lavorando non sottovalutare gli early adopter, ne va della sopravvivenza del tuo business.

La mia crescita grazie all’academy

Hai presente il detto “chi sa fare fa e chi non sa fare insegna”? Io l’ho sempre considerato una grossa cazzata.

Adoro invece un altro detto che recita “il miglior modo di imparare è insegnare” o, nella sua variante di Einstein “conosci veramente qualcosa se riesci a spiegarlo a tua nonna”.

Più vado avanti, più accumulo esperienza e più mi rendo conto di quanto sia vera questa cosa.

Questa esperienza mi sta facendo crescere un botto, sia professionalmente che personalmente.

Dover prendere argomenti che “maneggio” tutti i giorni e organizzarli in slide chiare, accompagnarli con esempi comprensibili e spiegarli in maniera semplice è un modo fantastico per approfondirli ancora di più e padroneggiarli sul serio.

Passi più tempo sulle fonti, vai alla ricerca del caso studio specifico, aggiungi libri di riferimento, strumenti pratici, tattiche e chi più ne ha più ne metta.

Senza contare il valore di avere ogni mese degli ospiti esterni che vengono a trattare i loro temi: da Riccardo Scandellari per il personal branding a Giorgio Taverniti per la SEO, passando per Giulio Gaudiano per i podcast e Marta Pellizzi per Telegram.

Da ognuna di queste persone il primo ad aver imparato qualcosa sono stato io!

I business ad abbonamento e le loro difficoltà

Negli anni il modello di business ad abbonamento (subscription) è letteralmente esploso e ha invaso i settori più disparati.

Ha fatto nascere fenomeni come le subscription box con le quali ti arriva a casa a cadenza fissa qualsiasi cosa (il vino, la verdura, i vestiti, i trucchi e così via) e ha anche preso il predominio nel mondo sofware con tutti i pro e i contro del caso. Ormai è raro comprare un tool con un pagamento una tantum e abbiamo abbonamenti per qualsiasi cosa: da Photoshop a Office, passando per gli analytics.

Sono sempre stato molto affascinato da questo modello di business e l’ho studiato con molta attenzione. A tal proposito ti consiglio il libro The Automatic Customer, una lettura d’obbligo se vuoi mettere in piedi un business ad abbonamento.

Erano anni che volevo mettere in piedi un progetto che fosse basato su questo modello per potermi slegare dal terribile modello a tempo, tipico della consulenza e della formazione (faccio X ore e mi paghi Y euro).

Il Growth Program è stato il mio primo progetto (se escludo un test andato male di qualche anno prima) ad utilizzare un modello del genere e dopo oltre un anno posso riassumere la cosa così: bello, ma difficile.

I vantaggi sono sotto gli occhi di tutti e aldilà di quello più discusso (persone che ti pagano tutti i mesi in automatico) nel mio caso specifico mi ha aiutato a scalare la formazione su un numero maggiore di persone, ad attraversare il periodo di lockdown indenne e a ridurre drasticamente i voli per spostarmi dai vari clienti.

C’è però da dire che non è tutto rose e fiori o, quantomeno, non è una passeggiata come raccontano e lo sforzo principale è, ovviamente, sulla fase di retention.

funnel aaarrr pirati

È la solita metafora del secchio bucato: se continui a versare acqua in un secchio bucato stai sprecando tempo e acqua, devi tappare quei buchi prima di aprire i rubinetti al massimo.

Con gli abbonamenti è così. Puoi essere un mago in fase di acquisizione, ragionare sulle tattiche più moderne, testare i canali più disparati e ridurre il costo d’acquisizione, ma la grande domanda rimane: la gente poi resta o dopo un po’ se ne va?

Questo aspetto lo approfondisco nel prossimo punto.

La retention, la chiave di tutto

Sono anni che mi sottolineo a ogni lezione, workshop, evento e conferenza che bisogna dare molta importanza alla retention. Una fase del ciclo di vita del cliente che viene troppo spesso sottovalutata.

Non ti dovrebbe sorprendere che in giro sia pieno di esperti di lead generation, libri e libri su come ottenere nuovi contatti, agenzie che di lavoro fanno solo quello (procurare le email), ma poi c’è veramente pochissimo sulla retention.

Perché nessuno ci dice come trattenere queste persone?

La verità è che ci sono tanti fattori in gioco quando si parla di retention e un bel po’ di domande da porsi:

  • Il prodotto è realizzato bene?
  • La UX che offriamo ai nostri clienti è di qualità?
  • Il valore nel tempo rimane costante, diminuisce o aumenta?
  • Siamo stati in grado di mettere in piedi una community?
  • Coltiviamo il rapporto con queste persone?
  • Gli stiamo dando dei motivi validi per continuare a pagarci?

Se dovessi riassumerlo in un solo concetto direi che, ancora una volta, è questione di centralità del cliente. Ma fatta bene, non tanto per dire.

Abbiamo creato una relazione con i nostri clienti? Gli stiamo dando valore?

Gli esperimenti principali che sto facendo nel Growth Program negli ultimi mesi sono proprio su questo punto. Testo nuovi servizi, nuove rubriche, nuove modalità per usufruire dei contenuti, nuovi canali di contatto e tanto altro.

E cerco di ascoltare il più possibile. Facile a dirsi, ma non così altrettanto facile a farsi.

Partire lean (un po’ di dettagli tecnici per i nerd)

Non potevo non inserire un paragrafetto con un po’ di dettagli tecnici, tanto già lo so che sarebbero arrivate le domande sui tool, quindi provo ad anticiparle.

Per me la chiave è sempre partire leggeri. Non solo nel lavoro, in tutto.

La sperimentazione per me è una filosofia di vita.

Il progetto dell’academy non ha fatto differenza.

Come sempre ho rispettato il mantra “i prodotti prima si vendono e poi si realizzano” e così ho proposto a un gruppo di early adopter questo progetto quando era poco più che un’idea su una Moleskine.

Quando ho avuto un gruppo accettabile di persone che erano disposte a pagare ho creato i primi contenuti.

In questa fase di beta a numero chiuso, l’intera academy è stata gestita con:

  • Gruppo Facebook per la community
  • Gumroad per i pagamenti
  • OBS per le live
  • Google Form per i feedback
  • Zapier per qualche automatismo

La beta è durata 6 mesi nei quali ho raccolto costantemente feedback, su qualsiasi aspetto dell’academy. Qualsiasi.

Terminati i 6 mesi ho iniziato ad aprire le iscrizioni e il progetto ha preso una piega più strutturata, ma sempre leggera. Ai tool indicati sopra ho fatto queste aggiunte:

  • StreamYard per le live
  • Zoom per i raduni
  • JotURL per la gestione smart di tutti i link
  • ActiveCampaign per le comunicazioni via email
  • Trello per la gestione dei miei task

Come puoi vedere, si tratta di una partenza a costo zero (o quasi) seguita dall’introduzione di strumenti professionali e a pagamento solo quando necessari.

Conclusioni sull’academy

Avevo questo post in bozze da un po’ e forse avrei potuto scrivere tanto altro, ma mi fermo qui.

Ci tenevo a condividere alcuni di questi aspetti sia perché si tratta di un’esperienza fantastica che mi sta dando tanto, sia perché credo che ci possano essere spunti utili per chi vuole realizzare un’academy o per chi sta pensando di mettere in piedi un business ad abbonamento.

Se ci sono altri aspetti che ti interessano sulle academy e che non ho trattato chiedimelo nei commenti!

P.S. Le iscrizioni al Growth Program aprono un paio di volte l’anno. Al momento sono aperte fino a domenica 27 settembre a mezzanotte. A ogni riapertura il prezzo aumenta. Non lasciarti sfuggire questa finestra. Iscriviti oggi.

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Chi Sono

raffaele gaito blog

Sono un Growth Coach,
autore, speaker e blogger.
Attraverso il Growth Hacking guido le aziende a migliorare i loro prodotti e i loro processi con l’ausilio dei dati, degli esperimenti e del pensiero laterale.
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