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title: Abbiamo la responsabilità di semplificare
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date: "2018-07-17T17:06:46+00:00"
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author: Raffaele Gaito
excerpt: "Diamo troppe cose per scontato, parliamo troppo difficile e facciamo sentire gli utenti dei cretini. Che sia arrivato il momento di semplificare?"
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# Abbiamo la responsabilità di semplificare

Hai presente quando parli con il tuo dottore e non riesci a capire manco il 50% di quello che ti sta dicendo?

O con il tuo commercialista. O con il tuo avvocato.

Personalmente ho sempre odiato questa cosa. Questo terribile “effetto ignoranza” in cui precipito quando parlo con alcuni consulenti o specialisti.

Durante la conversazione passo il 90% del tempo a chiedermi “ma è lui che parla difficile o sono scemo io che non sto capendo niente?”.

A un certo punto mi sono passato la mano sulla coscienza e mi sono chiesto se qualcosa del genere avvenisse anche nel mio settore, nel mondo digital in tutte le sue mille sfaccettature.

La risposta a cui sono arrivato è **si, capita e come**!

È ormai da un paio di anni che il tema della semplificazione e dell’accessibilità mi ronza per la testa e più passa il tempo più mi rendo conto che cresce dentro di me e diventa prioritario rispetto ad altri aspetti.

Vado a conferenze, eventi, talk e iniziative dove **addetti ai lavori si parlano addosso** in un linguaggio talmente complesso e spesso incomprensibile da far drizzare i peli sulle braccia.

E non mi riferisco solo agli inglesismi inutili (che, sia chiaro, hanno un bel peso in tutta la faccenda), ma anche all’incapacità di rendere comprensibile e familiare un concetto a una persona che lo ascolta per la prima volta.

In uno scenario del genere è ovvio che il pubblico di questi eventi sia formato perlopiù da addetti ai lavori. Così come è ovvio che l’utente medio sia spaesato e spesso diffidente rispetto ai “nostri” temi.

Il caro vecchio Albert Einstein a tal proposito diceva:

> Non conosci veramente qualcosa finché non sei in grado di spiegarlo a tua nonna

Se ci pensi è un po’ un cane che si morde la coda. **Un assurdo e infinito circolo vizioso che possiamo (e dobbiamo) spezzare solo noi**. Noi che prendiamo il microfono in mano. Noi che ci mettiamo davanti alla videocamera. Noi che abbiamo un blog. Noi che facciamo consulenza. Noi che formiamo e insegniamo.

Eh si perché è facile additare l’utente medio e accusarlo di ignoranza verso il digitale. È facile, allo stesso modo, accusare il cliente di turno di incompetenza e inesperienza (e quanti professionisti lo fanno pubblicamente sui social media? eh si se lo fanno!). È facile prendersela con il contesto, con il pubblico, con i lettori, con i follower, i fan e chi più ne ha più ne metta.

Ma se invece facessimo un passettino indietro per considerare **le colpe che abbiamo noi** in tutto questo?

Lo scrivevo già in un post di inizio anno sugli [insegnamenti di business che ho avuto nel 2017](https://www.raffaelegaito.com/lezioni-2017/). Il punto 3 di quel post era “Abbiamo la responsabilità di semplificare” e mi ripromettevo di tornare sull’argomento in un secondo momento, per approfondirlo.

Eccolo quel secondo momento.

In quel post dicevo:

> Semplificare significa rendere accessibile, significa scendere dal trono e iniziare a mettersi sullo stesso piano dell’interlocutore. Anzi, significa mettersi nei suoi panni e ragionare come lui.

Più passa il tempo e più mi rendo conto che questo aspetto è fondamentale.

Sia chiaro, questa non è una riflessione da weekend mentre sorseggio una birra in riva al fiume leggendo Steve Jobs (#truestory), è qualcosa che sto sperimentando e provando sulla mia pelle in maniera diretta da un paio di anni ormai.

Durante la fine del 2017, ho avuto il piacere e la fortuna di girare parecchio l’Italia per presentare [il mio libro](https://www.raffaelegaito.com/growth-hacker-libro/) nei contesti più disparati. In uno di questi eventi avevo un pubblico atipico, in sala non c’erano startupper, esperti di digital o social media cosi. C’erano imprenditori vecchia scuola, “tradizionali” li definiremmo noi, quasi snobbandoli. Di quelli con la “I” maiuscola e i calli sulle mani, direbbe mio nonno.

In quell’occasione una persona si avvicinò a fine evento e mi sussurrò “è stata la prima volta che ho sentito parlare di marketing e non mi hanno fatto sentire un cretino”.

BOOM! Illuminazione.

Era esattamente quello che pensavo io quando mi trovavo a parlare con i consulenti e gli specialisti di cui sopra. La sensazione più brutta del mondo: quella di un argomento lontano da te, che non capisci e che non potrai mai comprendere.

Da quel giorno mi son chiesto, prima di ogni momento pubblico importante: come voglio far sentire i miei clienti? I miei utenti? I miei spettatori? I miei lettori?

Se ci pensi sembra quasi banale come domanda, ma non lo è per niente, altrimenti se la farebbero in tanti e avremmo uno scenario leggermente diverso.

Infatti, sempre in quel famoso post di inizio 2017, dicevo anche che **diamo troppe cose per scontato**.

Saliamo sul palco o entriamo in azienda pensando che tutti abbiano letto Kotler, Ries e Godin. Che tutti sappiano cosa sia un [_funnel_](https://www.raffaelegaito.com/funnel-marketing/), il [_retargeting_](https://www.raffaelegaito.com/retargeting-significato/) e i _big data_. Che tutti abbiano usato almeno una volta nella vita Google Analytics, Facebook Ads e Trello. Che tutti guardino i video di Gary Vee, Guy Kawasaki e Simon Sinek.

Sai qual è la verità? **Nessuno lo fa**, se non noi addetti ai lavori.

E quindi proprio noi addetti ai lavori (scusa, oggi l’ho usata veramente tanto sta parola) dovremmo non solo fare un passettino indietro, ma anche scendere dal piedistallo. Dare meno risposte e fare più domande. **Avere qualche certezza in meno e qualche dubbio in più**.

Col ruolo che ricopriamo abbiamo la responsabilità di non dare nulla per scontato e fornire tutti i pezzi del puzzle a chi ci ascolta.

Proviamo per un attimo a cambiare punto di vista e a dare di meno la colpa agli altri e a cercare di capire **che colpa abbiamo noi** in tutta la faccenda?

E lo so che non è facile, so che i paroloni difficili fanno vendere più libri e fanno aumentare le tariffe della consulenza. E infatti, sempre in quel post di inizio 2018 dicevo:

> Nel 99% dei casi perderai qualcuno per strada, è inevitabile. Inizierà il malcontento tra i “fan della prima ora” perché la semplificazione è un qualcosa visto malissimo tra i gli addetti ai lavori. Molto meglio rimanere nella propria torre d’avorio fatta di paroloni in inglese incomprensibili. Anzi, più ne mettiamo e meglio è, così possiamo farci pagare di più durante le consulenze!
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> Credo che sia un processo abbastanza naturale. Nel momento in cui decidi che vuoi raggiungere un pubblico più ampio devi smetterla di farti pipponi mentali super complicati e devi iniziare a semplificare.

Cari colleghi, credo che se vogliamo davvero avere un impatto **abbiamo la responsabilità di semplificare**!
