Sperimentare nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Introduzione

Il Growth Hacking e il marketing digitale stanno vivendo un momento incredibile.

Il vecchio dogma del testare ogni singolo dettaglio, dalle sfumature dei bottoni alle caption, appartiene ormai al passato perché l’Intelligenza Artificiale ha completamente riscritto le regole del gioco, trasformando la sperimentazione, che resta una grande parola chiave, da una serie di piccoli passi lenti e incrementali in un vero e proprio propulsore di innovazione dirompente, che fa i fuochi d’artificio.

In linea con le riflessioni di Matteo Aliotta, Growth manager, che ho intervistato (puoi recuperare il video qui sotto) stiamo assistendo alla rinascita della sperimentazione: una versione più accelerata, profonda e, per quanto possa sembrare contraddittorio, incredibilmente più vicina alla dimensione umana.

La fine dell’onboarding tradizionale

Partirei subito da un esempio emerso anche nell’intervista. I software-as-a-Service (SaaS) sono stati costruiti per anni sull’onboarding guidato: in sostanza un percorso a tappe che accompagna l’utente dalla registrazione alla prima azione. L’AI ha scardinato questo modello. Grazie alle interfacce basate sui prompt, l’utente non ha più voglia di essere istruito attraverso tutorial statici, ma vuole agire subito.

Questo trasforma radicalmente il modo di sperimentare:

  • Dall’interfaccia statica a quella dinamica: Non si sperimenta più sui tutorial o sui passaggi guidati, ma su come l’utente interagisce con la casella vuota. La sfida è capire come far arrivare l’utente allo step finale nel minor tempo possibile navigando un’interfaccia fluida e non prescrittiva.
  • L’esperienza conversazionale: La sperimentazione si sposta sul linguaggio e sulla capacità della macchina di rispondere agli input liberi, rendendo l’onboarding un dialogo personalizzato anziché un binario rigido.

Tra ottimizzazione e innovazione

Per molto tempo, e l’ho toccato in prima persona, i team di Growth Hacking si sono mossi tra due direzioni: l’ottimizzazione, volta a migliorare piccoli e grandi dettagli, e l’innovazione, per creare qualcosa di radicalmente nuovo.

Prima dell’AI, l’innovazione era senza dubbio più costosa e rischiosa. Per esempio, sviluppare un’app o un software richiedeva budget enormi. Oggi, grazie a infiniti strumenti disponibili a prezzi contenuti o gratis, le barriere all’ingresso sono crollate. È possibile creare un MVP (Minimum Viable Product) funzionante a costo zero. Senza considerare il risparmio della risorsa più preziosa: il tempo.

Questo permette di passare dall’ottimizzazione dei dettagli all’innovazione orizzontale: testare interi nuovi modelli di business o funzionalità rivoluzionarie in tempi rapidissimi, perché il costo del fallimento è diventato quasi irrilevante.

La velocità come fattore competitivo

Se la barriera tecnica è crollata, il nuovo collo di bottiglia è solo ed esclusivamente la capacità strategica. In questa era meravigliosa si sperimenta di più e più velocemente, ma non dobbiamo dimenticare che i team che eccellono sono quelli che usano l’AI per:

  • Generare ipotesi basate sui dati: Analizzare feedback qualitativi per trovare pattern di problemi irrisolti
  • Prototipazione rapida: Creare versioni usa e getta di un’idea per testare il mercato prima di impegnare risorse e altro
  • Personalizzazione su scala: Sperimentare su segmenti iper-specifici, creando esperienze su misura prima impossibili, o quasi, da gestire tutte insieme.

Sperimentazione quotidiana: il caso personale

E mentre tutto cambia, o per meglio dire si evolve, la sperimentazione resta comunque legata ad un approccio, ad un mindset quotidiano. Matteo Aliotta racconta di come l’AI possa diventare un assistente personale per risolvere problemi reali: dall’analizzare contratti legali per una prima scrematura, fino a fotografare il menu di un ristorante per farsi consigliare i piatti migliori compatibili con la propria alimentazione. Questa sperimentazione personale è la palestra migliore, fatta su casi giornalieri e super individuali, per capire le potenzialità della tecnologia: se impariamo a risolvere i nostri piccoli problemi quotidiani con l’AI, saremo molto più efficaci nel risolvere quelli complessi della nostra azienda.

Si prende dimestichezza, si impara a migliorare i prompt, si capisce sempre meglio quanto un output sia giusto, genuino e corretto. Ci si allena, sperimentando. 

Il nuovo mindset

Il mindset rimane, quindi, la super skill da proteggere, quell’asset prezioso da custodire e allenare. I team moderni, o anche i professionisti e le professioniste che lavorano individualmente, dovrebbero smettere di vedere l’AI come un semplice generatore di testi ( o video e immagini, etc) e iniziare a considerarla un partner. Sperimentare, oggi, significa avere la consapevolezza che si potrà fallire più spesso, è vero, ma se un test fallisce in due giorni invece che in due mesi, quel fallimento non è una perdita, ma un acquisto di conoscenza a basso prezzo.

Più fallimenti significa più prove, più esperienza che si accumula e senza dubbio più voglia di testare e sporcarsi le mani. Il rischio, tuttavia, è meno gravoso.

Conclusioni

Abbiamo sempre gli stessi elementi, ma combinati diversamente in un equazione in cui si aggiunge una nuova incognita: la super tecnologia. Creatività, ottimizzazione, sperimentazione, innovazione si mescolano diversamente di fronte all’Intelligenza artificiale, ognuna acquisisce un nuovo peso e una nuova importanza. 

L’intelligenza artificiale non sta sostituendo il processo di sperimentazione ma lo sta emancipando. Per decenni, le migliori intuizioni di business sono rimaste chiuse in un cassetto per mancanza di tempo, budget, competenze tecniche e chi più ne ha più ne metta. Oggi, l’AI abbatte queste barriere, diventano alibi, trasformando il costo del fallimento in un investimento.

E se la tecnologia si fa carico della complessità esecutiva, il vero vantaggio competitivo si sposta a monte: sulla capacità di formulare ipotesi audaci e sulla personalizzazione dell’esperienza. In questo nuovo scenario, il ruolo dell’ottimizzatore prudente diventa marginale. È il momento dell’innovatore seriale: colui o colei che, liberi dai vincoli avuti fino a questo momento, usa il proprio mindset per esplorare territori inesplorati.

Sperimentare non è mai stato così accessibile, redditizio e, finalmente, divertente.

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