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Ho deciso di scrivere questo post perché sempre più spesso mi trovo in due tipi di situazioni:
- Vedo delle job description di aziende che cercano dei Growth Hacker e dentro c’è di tutto. Ma proprio tutto. La stessa persona deve fare Facebook Ads, progettare le creatività, fare email marketing, ordinare il pranzo e spazzare l’ufficio.
- Mi scrivono aziende per lamentarsi di (presunti) Growth Hacker che hanno assunto e che non stanno performando come dovrebbero. Come se io, per qualche strano motivo, fossi coinvolto nella cosa o potessi fare qualcosa per loro.
Se ti fai un giretto su LinkedIn o un sito qualsiasi dedicato alla ricerca di lavoro (Monster, Indeed, ecc.) troverai migliaia di posizioni aperte in aziende di ogni tipo e ogni dimensione, dalle piccole startup appena nate, fino alle multinazionali quotate in borsa.
Non c’è dubbio, quindi, sul fatto che stiamo parlando di un ruolo in forte crescita sul mercato. Negli Stati Uniti la figura del Growth Hacker viene spesso definita scherzosamente come unicorno per quanto sia rara.
Questo post ha un duplice obiettivo, da un lato voglio chiarire in cosa consiste il ruolo del Growth Hacker e dall’altro voglio sfatare alcuni miti riguardo a questa figura mitologica.
Oltre le mode
Quando ci si trova di fronte un argomento per il quale c’è un forte hype in corso ci sono due rischi molto concreti: da un lato c’è quello di esaltare il tutto facendosi prendere dall’entusiasmo e guardando ai casi studio americani come al sacro graal; mentre dall’altro lato c’è il rischio opposto di banalizzare l’argomento liquidandolo come la buzzword del momento che sarà sostituito presto da un’altra moda.
Viviamo in un’epoca dove l’accesso alle informazioni non ha precedenti. Possiamo formarci gratuitamente (o quasi) su qualsiasi argomento, restando comodamente seduti sul divano di casa. Chi non ne approfitta sta perdendo una delle più grosse occasioni della nostra epoca.
L’altro lato di questa medaglia è che oggi l’ignoranza non è più giustificata.
Se un consulente ti ha promesso la luna con il Growth Hacking e poi non te l’ha portata, la colpa è tua. Se pensavi che col Growth Hacking saresti diventato ricco in un anno, la colpa è tua.
La colpa è tua perché hai deciso di non approfondire l’argomento, nonostante avessi a disposizione tutte le informazioni necessarie.
Se ti interessa percorrere il cammino che ti porterà a diventare un Growth Hacker (o che ti porterà ad utilizzare il Growth Hacking nella tua azienda) sappi che ci sono alcuni aspetti fondamentali che caratterizzano questa figura, come la multidisciplinarietà, la formazione continua e la curiosità.
Ne ho parlato a lungo anche in questo post sul come diventare Growth Hacker.
Aspetti che non sono per nulla opzionali e che, anzi, fanno la differenza nel lungo periodo tra chi approccia l’argomento seriamente e chi preferisce cambiare la bio su Linkedin in “Growth Hacker” dopo aver letto un paio di post americani.
Il ruolo del Growth Hacker
Al ruolo del Growth Hacker e alla sua formazione ho dedicato un libro intero, quindi in questo post voglio limitarmi a descrivere quale siano le sue mansioni all’interno del processo di Growth Hacking.
Il Growth Hacker non è nient’altro che un facilitatore.
È una figura molto simile a quella dello scrum master nel mondo Agile e, allo stesso modo, è il ruolo chiave intorno al quale ruota il resto del team e deve assicurarsi che il processo di Growth Hacking prosegua senza intoppi.
In particolar modo ci sono 4 aspetti chiave che sono gestiti dal Growth Hacker:
- Facilitare gli esperimenti. La responsabilità primaria del Growth Hacker è quella di assicurarsi che tutto proceda per il meglio e che durante lo sprint l’esecuzione degli esperimenti stia andando avanti. Controlla che tutti abbiano dei task assegnati, che tutti abbiano le risorse a disposizione per eseguirli, che non ci siano esperimenti che si accavallino e così via.
- Gestire il processo. Il Growth Hacker non è un manager, il suo obiettivo non è quello di gestire le persone, ma di tenere sotto controllo il processo. Dovrà quindi definire gli obiettivi, controllare le metriche, gestire il budget, moderare il growth meeting e così via.
- Tenere i dati sotto controllo. L’argomento dei dati lo tratto spesso in questo blog, ma per ora ti basti sapere che il Growth Hacker è la persona che tiene d’occhio gli analytics, che intervista gli utenti e che ne osserva i comportamenti alla ricerca di pattern.
- Evangelizzare il tema della crescita. Il Growth Hacker è una figura con l’ossessione per la crescita e la passione per il prodotto. Tra le sue responsabilità c’è quella di evangelizzare il tema della crescita nel resto dell’azienda. Questo è un punto di fondamentale importanza per far si che le attività di growth hacking non vengano viste come qualcosa di estraneo al normale flusso di lavoro, ma che la crescita venga percepita come un’attività che riguarda tutti e a cui tutti devono contribuire.
Conclusione
Una persona qualche tempo fa mi chiedeva: ma se iniziamo a fare esperimenti e nessuno va a buon fine è colpa del Growth Hacker? Lo devo licenziare e prenderne un altro?
Tutta la confusione sul tema è perfettamente riassunta in questa domanda.
La risposta è ovviamente no!
Il Growth Hacker non può garantirti la riuscita degli esperimenti. Si chiamano esperimenti per un motivo, no? Se potesse garantirti la loro riuscita sarebbe un mago.
Il Growth Hacking deve garantirti la fluidità del processo di sperimentazione.



