fallimento

Non esiste innovazione senza fallimento

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Dare un significato preciso alle parole è importante.

Dare un significato a parole complesse, come fallimento, lo è ancora di più. 
Ciò che normalmente viene inteso come fallimento è piuttosto un’iniziativa che ha portato ad un risultato diverso da quello previsto, producendo un effetto inaspettato che ci consente di imparare qualcosa che prima era inimmaginabile.

Il vero fallimento, di conseguenza, si verifica unicamente quando non riusciamo ad apprendere dalle nostre azioni.

A ben guardare il fallimento è uno strumento indispensabile per presidiare la soglia dell’innovazione. È la torcia che illumina il sentiero della scoperta.
 Ci consente, infatti, di atterrare in territori sconosciuti. Ci costringe ad esplorare nuovi sentieri, portandoci a fare scoperte meravigliose lungo il cammino.

Il fallimento – ma sarebbe più esatto chiamarlo cambio di programma – ci porta ad allargare il nostro orizzonte e a scoprire nuove straordinarie mete che mai avremmo immaginato.

Tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita la sensazione elettrizzante che ci pervade quando ci perdiamo – più o meno volontariamente – in una città sconosciuta, rinunciando a seguire il percorso sulla mappa e affidandoci alla certezza che qualsiasi sarà il risultato del nostro percorso, sarà un risultato valido. Ed è così, sempre. Qualsiasi risultato è un risultato valido.

Perdersi non rappresenta un fallimento, è – piuttosto – un atto di forza che reca con sé un grande arricchimento. Perdersi significa conoscere, conoscersi. Quando ci perdiamo, in fondo siamo felici perché riconosciamo in questo processo l’opportunità di scoprire scenari nuovi, di correre rischi ancora ignoti, di affrontare dilemmi inediti che non vediamo l’ora di risolvere.

Per lo stesso principio secondo cui una nave non viene forgiata per vivere al sicuro all’interno di un porto, ma per attraversare i mari in tempesta, così anche noi siamo stati progettati per perderci, per scoprire, per scontrarci con nuove difficoltà e trovare altrettante nuove soluzioni.

L’uomo è nato per esplorare e prendere decisioni. Tutti noi nasciamo con una grande capacità di rischiare che ci consente di imparare facendo una scelta su qualcosa che incontriamo per la prima volta.

Sforziamoci di mantenere attiva ogni singolo giorno la nostra capacità di affrontare una decisione per la prima volta. Appreso il risultato di una determinata scelta questo diverrà inutile e ripetitivo, esattamente come percorrere una strada già conosciuta.

Le strade già percorse da noi uomini, infatti, sono le stesse che un giorno affideremo alle macchine. Siamo esploratori, nati per scoprire cose sconosciute. La nostra natura ama l’ignoto e i rischi insiti in esso, ma è la nostra capacità di reagire in maniera positiva ai nuovi stimoli che ci consente di prendere delle scelte lungimiranti.

Il fallimento non rappresenta un inizio né una fine, bensì una fase del percorso che ci fa accedere ad un’esperienza rara e ci consente di acquisire un vantaggio competitivo. Ci offre, di fatto, la possibilità di accostarci ad un patrimonio casuale e irripetibile in quanto frutto eccezionale di un percorso unico e personale.

Nel momento in cui si raggiunge una meta inaspettata (a prescindere dal fatto che questa ci possa apparire migliore o peggiore rispetto alle nostre aspettative) ci spetta il difficile compito di dimostrarci aperti ad assorbire i feedback di quell’esperienza, interiorizzali, farli nostri per ricostruirci, reinventarci, e andare oltre.

Dove saremmo mai potuti arrivare oggi se nella storia dell’umanità tutto si fosse svolto entro i confini dei nostri piani e delle nostre – spesso miopi – visioni? Per fortuna i nostri progetti sono fallimentari e ci rivelano scenari incantevoli che spronano e innescano nuovi processi creativi.

In Italia, spesso, il fallimento viene percepito in maniera negativa. In realtà è un momento all’interno della nostra curva di apprendimento particolarmente intenso a livello emotivo, che consente alle persone che lo vivono di crescere esponenzialmente se si riesce a leggerne le infinite facce. 
Il fallimento e il successo sono entrambi positivi nel momento in cui riusciamo a decifrarli nella loro complessità.

Voglio ricordare a tal proposito le parole di Thomas Edison:

Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi in cui non va fatta una lampadina.

Così come Edison ha riconosciuto nel proprio fallimento un bagaglio unico e ricco di opportunità, noi tutti dovremmo sforzarci di valorizzare il nostro bagaglio personale e irripetibile, augurandoci sempre che si possa arricchire di fattori sconosciuti e imprevedibili.
Visualizziamoci al centro di un percorso basato su iterazioni che generano valore nella nostra vita.

Ogni giorno si può fallire, ogni giorno si può raggiungere un successo, ma l’obiettivo deve rimanere sempre lo stesso in entrambi i casi: ricavare feedback positivi e utilizzarli come rampa di lancio per la nostra prossima avventura!

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