rubare

L’arte di rubare

Esiste un modo di dire molto noto in filosofia, usato per la prima volta durante il medioevo per spiegare il debito culturale nei confronti dei filosofi antichi, che dice: “Siamo nani sulle spalle di giganti“.

Un modo di farsi grandi, tutt’altro che deplorevole!

La capacità di riconoscere la grandezza è già di per sé una capacità, possederla, dominarla e portarla a proprio vantaggio è decisamente il modo più intelligente di “vivere nel proprio tempo” sfruttando pienamente tutti i passi in avanti fatti da chi, semplicemente, è arrivato prima.

In questo post vorrei provare a parlare di un tema che è quasi un tabu nel mondo del business ma che ho sempre considerato un aspetto importante dei vari processi: la capacità di saper “rubare” da chi è venuto prima di te.

Lo spunto per questo post è arrivato da Steve Jobs o meglio, da una discussione nata sulla mia pagina Facebook sotto una famosa citazione di lui che a sua volta cita Picasso in un’intervista dicendo:

I buoni artisti copiano, ma i grandi artisti rubano

Su frasi di questo tipo (e ce ne sono parecchie) l’opinione è sempre molto spaccata e c’è sempre chi interviene a gamba tesa scandalizzato dall’utilizzo della parola “rubare”.

In realtà la differenza tra copiare e rubare è sottile, ma molto importante. Letteralmente rubare significa impossessarsi di qualcosa, rendendolo proprio. Tutta qui la differenza che permette solo a pochi di essere grandi, mentre a molti di essere “buoni” e nella media.

Il tema del rubare è trattato da sempre in molti contesti, quasi sempre con riferimento all’arte. Basti pensare al classico Ruba come un artista di Austin Kleon (uno dei migliori testi sul tema) o ai centinaia di post che in rete parlano dell’argomento citando casi su casi.

Tra questi ho trovato un modo davvero efficace per chiarire il significato di rubare e comprendere la sua fondamentale differenza rispetto al copiare attraverso una bellissima affermazione di Marcel Duchamp che dice:

“I grandi artisti rubano” è un’affermazione che parla del trovare ispirazione nel lavoro degli altri, per poi usarla come punto di partenza per il proprio processo creativo.

Ecco quindi che il bottino diventa un trampolino, fonte di ispirazione, per qualcosa di nuovo nel senso personale e completamente proprio. Una spalla di gigante, dunque, da cui ergersi con la propria visione facendo tesoro del passato e di quanto appreso fino a quel momento da chi è venuto prima.

Ma cosa voleva dire il caro vecchio Jobs? E che senso può avere questo esempio applicato al mondo del business in cui si battaglia ogni giorno a colpi di brevetti e proprietà intellettuali?

Durante le mie ricerche ho trovato una bella intervista del 2014 dove alcuni manager di Apple spiegano nel dettaglio il significato di quell’affermazione dicendo:

Io penso che con “rubare” lui intendesse “imparare”, proprio come gli artisti facevano dai loro maestri; impari a capire cosa ti piace e cosa vuoi includere nelle tue idee, e poi procedi aggiungendovi qualcosa di tuo. Capisco che le persone siano confuse quando ascoltano quella frase fuori contesto. Il senso non è “Voglio qualcosa di identico al tuo, lo realizzerò e lo venderò”

Solo i migliori riescono a cogliere in modo profondo la grandezza. In che altro modo si potrebbe altrimenti qualificare la straordinaria capacità di visione che ha reso Steve Jobs una delle icone del nostro tempo?!

Un volta intercettata la grandezza è compito del “ladro” farne tesoro: costruire sulle sue spalle dice Shiller, proprio come quei filosofi del medioevo, nani sulle spalle di giganti e condottieri del pensiero nel crocevia della storia.

C’è qualcuno che addirittura cerca un’evidenza scientifica dell’origine delle grandi idee e del mondo in cui il nuovo si sviluppa producendo quella che si definisce innovazione.

Vittorio Loreto, nel su TED talk “Need a new idea? Start at the edge of what is known” tenta con un approccio di tipo matematico di affrontare una teoria del nuovo e ovviamente della scienza che c’è dietro. Ti consiglio fortemente la visione:

Le grandi idee sono libere e figlie del tempo in cui nascono, ai singoli spetta il compito di realizzarle nel miglior modo possibile.

Il nostro obiettivo è sempre stato di fare meglio, non di fare di più

Questa la sottile linea che divide il copiare dal rubare; la stessa linea che interviene ogni volta che si inizia un progetto.

Nessuno inventa niente di nuovo, anzi in alcuni casi sarebbe davvero un errore farlo.

Molti business di successo si sviluppano da intuizioni esistenti o fallimenti altrui. Sarebbe infatti un enorme perdita di tempo ripercorrere gli stessi passi fatti da qualcuno prima di noi, per sperimentare lo stesso identico esito.

Ecco perché, soprattutto da un punto di vista procedurale e strumentale, “rubare dagli altri” è una mossa intelligente e vantaggiosa. Bisogna, tuttavia, essere consapevoli del fatto che ogni metrica, dato, analisi o strategia senza una capacità interpretativa, senza una visione, sarebbe del tutto inutile.

Copiare, lo abbiamo detto, non serve. Non ti renderà grande.

Studiare, invece, per capire e acquisire il lavoro già fatto da qualcun altro è il miglior trampolino per lanciare il tuo progetto.

Il senso, a mio avviso, è: prendi il meglio di tutto e fai qualcosa di straordinario!

Da un certo punto di vista questo ragionamento è tipico dell’approccio multidisciplinare del Growth Hacking! Ripeto di continuo, a studenti e clienti, che il Growth Hacking non è affatto qualcosa di nuovo, ma una combinazione di Sviluppo Prodotto, Marketing Digitale e Analisi Dati.

Un approccio che ha “rubato” a mani basse dalla letteratura degli ultimi 20 anni (soprattutto in ambito startup e lean) per riorganizzare concetti noti sotto un cappello nuovo e con un processo ben definito.

Se così inteso il rubare diventa una parte essenziale e quasi preliminare del mindset proprio del Growth Hacking. L’obiettivo infatti è raggiungere i più alti livelli di crescita ottimizzando al massimo tempo e risorse. Un tipo di approccio che può funzionare con ogni tipo di business, ma che ha evidentemente un vantaggio per chi è all’inizio di un percorso e si trova in una fase di lancio di un progetto.

La necessità di fare leva su ciò che funziona partendo, ad esempio da ciò che stanno facendo i grossi competitor, può avere un impatto positivo sulla vita di un business, soprattutto nella fase iniziale.

Ecco perché, ad esempio, il Growth Hacking mette l’analisi dei competitor (diretti e indiretti) come uno degli step fondamentali in fase preliminare.

Allo stesso modo, molti dei casi studio famosi di Growth Hacking (Airbnb, Instagram, Udemy, ecc.) si basano sulla tecnica OPN, ossia Other People’s Network (letteralmente, la rete di qualcun’altro) che fa leva su un principio molto semplice: costruire un’audience da zero è difficilissimo, mentre è molto più semplice fare leva sull’audience di qualcun altro. Andare letteralmente a pescare gli utenti altrove, in un posto dove sono già radunati.

Dove? Dai propri competitor!

Airbnb lo fece con Craigslist. Instagram con Facebook. Udemy con YouTube.

Sulle spalle dei giganti, appunto.

La questione che spesso sfugge a chi avvia un’azienda è che prima del nostro arrivo sul mercato i potenziali clienti esistono già, sono da qualche parte, si radunano in “luoghi” digitali e discutono del loro problema, usando soluzioni dei nostri competitor o cercando delle soluzioni alternative.

Mi sento di dire, senza ombra di dubbio, che tra le cose più importanti che ho imparato negli ultimi anni, soprattutto grazie al Growth Hacking, ci sono:

  1. Non reinventare la ruota
  2. Fai ciò che funziona, non ciò che è figo

Ora forse è più chiaro perché questo argomento mi stia così a cuore e perché voglio assolutamente che il senso di quel “rubare” venga sdoganato.

Non aver paura quindi di rubare, se il tuo progetto è di valore il risultato non potrà che essere migliore di ciò che hai preso!

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