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Stai avviando un progetto? Mettiti a STUDIARE!

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Uno dei post più letti durante lo scorso anno sul mio blog è “Come avere successo“. Un post con il quale ho cercato di scoraggiare la ricerca di scorciatoie facili e ho invogliato a seguire un percorso fatto di tre step: studiare, sperimentare e attendere.

L’ho detto così tante volte che per creare valore (con qualsiasi tipo di progetto) è necessario partire da una fase di studio e analisi che ho pensato fosse arrivato il momento di approfondire il significato di tutto ciò.

Quando un concetto è, apparentemente, così evidente da sembrare un’ovvietà il rischio è quello di darlo per scontato, svuotandolo di importanza trovandosi, senza neppure farci troppo caso, già al secondo passo!

Studiare è senza dubbio il primo passo necessario in un nuovo progetto, ma forse, anche il secondo, il terzo, il quarto e così via…

Negli ultimi tempi mi sono ritrovato spesso a parlare di questo argomento e ho notato che, fondamentalmente, ne discuto con due categorie di persone:

  • da un lato i profili junior, che presi dall’hype e dall’entusiasmo di voler fare startup, rischiano di dimenticarsi dello “start” e finiscono per non arrivare poi così lontano;
  • dall’altro ci sono i senior che, solo perché hanno una certa età (che non sempre corrisponde a una certa esperienza), pensano che lo studio non faccia più per loro.

Insomma, quale che sia la prospettiva di partenza uno degli errori più comuni resta, nonostante la sua ovvietà, la mancanza di un’adeguata fase di studio e analisi in favore di un frettoloso balzo (con tanto di rincorsa) al prodotto!

Tutti si buttano subito sul prodotto. Chinano la testa e passano mesi, a volte anni a sviluppare prodotti di ogni tipo!

Arghhhhhhhhh!

Ma perché dovremmo studiare prima di avviare un nuovo progetto?

Comunemente siamo abituati a pensare allo studio come a una collezione di nozioni che ci arrivano da una qualche fonte più o meno autorevole. Questa definizione è sicuramente corretta, almeno fino a quando ci muoviamo nel perimetro della formazione, scolastica e non. In questa fase, che solitamente attiene alla gioventù, costruiamo la nostra cassetta degli attrezzi, pratici e teorici, con la consapevolezza (e un po’ di fiducia) che quello che ci stanno proponendo di imparare ci servirà “a qualcosa”… “un giorno”.

Ci convinciamo poi che passando dalla più generalista formazione scolastica alla ristretta cerchia nozionistica di un corso di laurea o di un master avremo guadagnato il nostro passaporto per aver successo nella vita e chiudere una volta per tutte i libri e, invece, appena usciti dall’università ci ritroviamo in una situazione decisamente diversa.

Arriviamo cioè alla consapevolezza che dopo tutta quella formazione, che comunque è potenzialmente inesauribile, sia arrivato il momento di cominciare a “studiare” sul serio.

Studiare allora, in questa seconda e più matura accezione significa, per me, andare a cercare quello che non sappiamo e che non è scritto in nessun manuale o insegnato in nessun corso, perché semplicemente non c’è!

Significa costruire quel mix di risposte e valutazioni che rispondono a domande così precise che solo tu, che sei l’artefice del tuo progetto, puoi porre e dunque solo tu puoi ricercarne le risposte.

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A mio avviso ci sono due moventi principali che dovrebbero spingerti a questo secondo e più maturo approccio allo studio:

1. La curiosità

Pensa ai bambini e alla loro interminabile “gioco del perché”: per loro la meraviglia è senz’altro l’inizio di ogni conoscenza. Ma, se da un lato la curiosità è la reazione all’evidenza di una loro lacuna, dall’altro è anche la spinta ad andare oltre e a non accontentarsi del dato.

Questo concetto è descritto alla perfezione in questo bellissimo post di Forbes dove si parla dei due tipi di curiosità D-type curiosity e I-type curiosity descritti da Erik Shonstrom nel suo libro Wild Curiosity.

A tal proposito c’è una fantastica citazione di Thomas H. Huxley che adoro e che dice:

Cerca di imparare qualcosa di tutto e tutto di qualcosa.

2. Una buona capacità di auto-analisi

La difficoltà maggiore sta sicuramente nella capacità di andare a cercare e individuare, da soli, quello che manca al nostro progetto.

Tenersi costantemente aggiornati, formarsi di continuo e, soprattutto, smettere di cercare la formula magica sono buone pratiche per fare luce su se stessi e pretendere di più dalle proprie idee.

Il punto è che tutti nell’arco della loro vita lavorativa, che sia all’inizio o alla fine di un progetto, dovrebbero domandarsi se stanno facendo crescere la loro conoscenza o se stanno, semplicemente, consumando informazioni!

E proprio su questa seconda riflessione ti consiglio di dare un’occhiata al bellissimo TED talk di Carol Dweck sul self improvement:

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