come allenare la pazienza

Come allenare la pazienza, 4 spunti pratici

Introduzione alla pazienza

Su questo blog ho già parlato di pazienza come di una skill fondamentale per avere successo.

Troppo spesso sottovalutata, in un contesto lavorativo ormai frenetico, in cui le regole cambiano sempre più velocemente e in cui la corsa all’ultima innovazione lascia indietro chi non è pronto a lanciarsi nel cambiamento, la pazienza è la chiave per farcela.

Nel post Nella vita vince chi ha pazienza ho parlato della pazienza come di un atteggiamento tutt’altro che passivo. Il mindset della pazienza si traduce nel comportamento della costanza: lavorare duro, innamorandosi del processo. Solo così ogni passo fatto potrà condurti al raggiungimento degli obiettivi che hai fissato, guadagnando un successo alla volta e imparando dagli errori commessi.

Se da un lato è necessario riappropriarsi della pazienza all’interno della propria strategia di business (nel post che ti ho indicato sopra trovi anche 4 motivi per cui è necessario riacquistare la capacità di avere pazienza, nella vita, ma soprattutto nel lavoro e nel mondo del digitale), dall’altro bisogna imparare a coltivare la pazienza come atteggiamento.

Non hai pazienza? Allora allenati!

Chiariamo una cosa: io non sono nato paziente, ma per nulla proprio.

Penso che molti tra quelli che hanno letto i miei post sulla pazienza e la costanza o visto il mio TEDx (se te lo sei perso lo puoi rivedere qui sotto) in cui parlo di questo argomento, abbiano, un istante dopo, pensato: “bel ragionamento ma, io non ho pazienza”!

Partendo da questa condizione condivisa ho capito che era necessario aggiungere ancora un passaggio: bisogna allenare la pazienza.

Come? Trattandola come un muscolo, attraverso piccoli esercizi quotidiani.

4 spunti per allenare la pazienza

Attenzione: questi consigli non sono una formula magica ma, il frutto della mia esperienza e di quello che vedo funzionare con clienti e studenti. Ho sempre ribadito che non credo a chi ha la ricetta per il successo e diverse volte ho anche spiegato il perché. 

Quindi prendi tutto ciò che ti sto per dire come degli spunti di riflessione, non è detto che per te funzionino tutti, ma puoi provare ad applicarli nelle tue giornate e vederne i risultati.

Ecco quattro cose che puoi fare, nella quotidianità della tua attività lavorativa, per allenare la pazienza.

1. Lavora sugli obiettivi

Per allenare la pazienza è fondamentale impostare preliminarmente i tuoi obiettivi. 

Io, ad esempio, divido gli obiettivi a lungo termine da quelli a breve termine. Per obiettivo a lungo termine intendo la visione generale di un progetto. Focalizzarsi su questo tipo di obiettivo serve a mantenere viva la pazienza e trovare la benzina per raggiungere tanti obiettivi a breve termine, piccole conquiste, che ti avvicinano all’obiettivo finale a ti aiutano a non perdere di vista la meta.

Ovviamente le tempistiche degli obiettivi dipendono da te e dal tuo progetto. 

Una volta hai stabilito quali sono i tuoi obiettivi, condividili con gli altri (colleghi, partner con cui lavori, dipendenti). Raccontare i tuoi progetti ti servirà a rendere più reali i tuoi obiettivi, aumentando la tua motivazione a realizzarli. 

Utilizza il confronto per validare i tuoi obiettivi; chi lavora nel tuo stesso settore può aiutarti a valutare la fattibilità dei tuoi obiettivi, a evidenziare problemi o soluzioni sulla base dell’esperienza pregressa. Il confronto è sempre un momento di arricchimento: non avere paura di condividere le tue idee.

Scomponi i problemi che devi affrontare per raggiungere un obiettivo.

Quando hai davanti a te un obiettivo molto grande, dividi le difficoltà in piccoli problemi da risolvere. Il Divide et impera, storico motto che ai tempi dell’Impero Romano faceva della discordia e delle divisioni altrui una leva per la vittoria e la conquista, assume oggi un significato nuovo nel mondo del business.

In questo caso, il divide ha una accezione positiva, perché utile a conquistare passo dopo passo l’obiettivo finale. Tutta la metodologia Growth Hacking è basata su questo concetto: focalizzarsi su un problema per volta, risolverlo, poi passare al successivo.

Libro consigliato: Una cosa sola.

2. Fai attenzione alle tue abitudini

Le abitudini sono tutte quelle azioni quotidiane che ripetendosi definiscono quello che sei.

La parola abitudine, infatti, viene dal latino habitudo che indicava la struttura fisica o morale, oggi viene utilizzata per indicare un’attività che, dopo molte ripetizioni, si esercita in modo automatico.

Non è difficile intuire perché le abitudini sono così importanti: a lungo andare le abitudini finiscono per definire chi sei e spesso sono loro a decidere per te. 

La forza dell’abitudine è nella vita di una persona quel moto inerziale per cui si agisce inserendo il pilota automatico. Non interviene un vero e proprio processo decisionale quando si è “abituati” a fare in un certo modo. 

Ecco perché alcune buone abitudini possono essere determinanti anche per il successo della tua attività lavorativa.

Ci sono storie di successo in cui la disciplina ne ha determinato il corso. Quando si guarda ai grandi campioni, a chi ce l’ha fatta, spesso, si sottovalutano gli sforzi che queste persone hanno fatto per arrivare dove sono. 

Libro consigliato: Il potere delle abitudini.

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3. Sperimentare, sempre

La sperimentazione oggi deve essere una costante nel tuo lavoro.

Per chi si occupa di digitale, di innovazione, ma in generale per chi fa impresa quello della sperimentazione è un momento imprescindibile per la crescita. 

Anche in questo caso la sperimentazione può essere un modo per allenare la tua pazienza, perché è un processo costante nella vita di un progetto. Molti professionisti e imprenditori commettono l’errore di ricorrere alla sperimentazione solo quando le cose vanno male, quando devono trovare una soluzione e un’alternativa ai problemi.

Il momento migliore per sperimentare, invece, è quando le cose vanno bene, quando si hanno le risorse e il tempo per attendere e valutare i risultati. 

La sperimentazione non è un’azione una tantum. La sperimentazione è un processo continuo fatto di test e analisi perché, come ho detto in passato su questo blog, se “vuoi impare davvero qualcosa devi sporcarti le mani”.

Le grandi idee, infatti, non sono mai figlie uniche, ma emergono tra innumerevoli tentativi non riusciti. 

Servono molte cattive idee per averne poche buone. 

Libro consigliato: Growth Hacking Mindset

4. Accetta il fallimento

Tuttavia non si può parlare di sperimentazione senza accettare l’idea del fallimento.

Quando parlo di fallimento, non parlo di “procedura fallimentare”, ma dell’eventualità di commettere degli errori, di dover abbandonare un progetto che sembrava vincente e poi non lo è state, della necessità di cambiare direzione.

Una delle due facce della sperimentazione è il fallimento.

Un percorso è fatto di piccole conquiste, ma anche di fallimenti quotidiani perché il fallimento è parte del processo.

Prova a leggere diversamente il successo e il fallimento: invece di fallimento, infatti, sarebbe meglio parlare di insegnamento, perché ogni volta che sbagli hai imparato qualcosa. E invece di successo, che sembra qualcosa di definitivo e irraggiungibile, prova a parlare di risultato. I risultati sono sempre migliorabili e se è vero che non si finisce mai di imparare, si può sempre ambire a un risultato migliore.

Ancora una volta sei davanti a un processo continuo in cui allenare la pazienza.

Ogni errore è una nuova competenza, una cosa in più che hai imparato su di te, sul tuo prodotto, sui tuoi clienti o sul mercato. Ogni volta che durante il tuo percorso ti rialzerai da un caduta, avrai aggiunto qualcosa al tuo bagaglio e quando la strada da percorrere sarà finita avrai raggiunto un livello di consapevolezza su quello che stai facendo per cui capirai che: il processo è già il risultato.

Libro consigliato: Il fallimento è rivoluzione.

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Classe ‘84, Salernitano, cresciuto a camille e robottoni giapponesi! Sono un imprenditore digitale, blogger, public speaker e autore.
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