Inventarsi un lavoro nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Introduzione

Vuoi sapere qual è la cosa che veramente l’AI ha trasformato in maniera irreversibile? Il concetto di attività produttiva. 

Ce ne sono state di rivoluzioni industriali ma sostituivano per lo più una forza muscolare. L’intelligenza Artificiale per la prima volta sta toccando altri aspetti dell’esclusività umana: il pensiero, il linguaggio, la creatività e la risoluzione di problemi complessi. 

E proprio di fronte a questa consapevolezza la domanda che prima agitava gli animi era “come non farmi sostituire dall’AI?”, ora invece quello che dovremmo chiederci è “come posso inventarmi un nuovo lavoro sfruttando l’AI?”.

Ho fatto una chiacchierata super interessante con Jacopo Perfetti, docente alla SDA Bocconi e fondatore di PromptDesign, e abbiamo affrontato anche questo tema. 

Dal saper fare al saper chiedere

Il primissimo aspetto da considerare è il passaggio abbastanza chiaro sotto i nostri occhi dal saper fare al saper chiedere. 

Per decenni, il valore di un o una professionista era in qualche modo legato alla sua abilità nel compiere specifiche azioni, nel padroneggiare determinate tecniche. oggi l’IA può replicare o superare queste abilità in molti contesti. 

La vera skill emergente è la capacità di formulare le domande giuste, di definire i problemi in modo chiaro e di istruire l’IA per ottenere le soluzioni desiderate, con le richieste più precise possibili. 

Ciò richiede un pò di comprensione tecnologica di base ed una profonda comprensione del campo di applicazione, del contesto e soprattutto degli obiettivi finali.

Il ruolo della formazione

Mi viene di intuito pensare che i campi della formazione e dell’educazione, i primi punti di affaccio su questo grandissimo cambiamento, andrebbero del tutto riformulati e ripensati. Le competenze verticali non sono più sufficienti, servono quelle trasversali: pensiero critico, problem-solving creativo, capacità di comunicazione efficace e, soprattutto, una mentalità aperta all’apprendimento continuo

Perfetti parla di un fenomeno comune, conosciuto come honeymoon-hangover effect, che spiega come cambiare lavoro ogni 5 anni, più o m,neo, permetta alle figure di professionali di rinvigorirsi di nuova linfa e stimoli. Questo, nell’epoca dell’AI, è perfettamente calzante perché le tecnologie si ronnovano e con esse anche i lavori stessi.

Mettersi in gioco, però, prevede un certo impegno perché quando si parla di AI siamo la generazione che sta imparando per prima, per cui la volontà di migliorare e imparare è strettamente legata alla sperimentazione

Ancora una volta parola chiave. 

Inventarsi un lavoro nell’era dell’IA

In secondo luogo, quel pesante macigno che gravita un pò nel mondo dei e delle professionisti è la paura della sostituzione ed è assolutamente comprensibile. Tuttavia è un tema su cui ragionare e che affronto spesso. Se solo provassimo a guardare da una prospettiva nuova: l’AI non rimpiazza la creatività umana, l’empatia, l’intelligenza emotiva, il giudizio etico e la capacità di visione strategica. Tutt’altro!  Amplifica queste qualità, agendo come un potente co-pilota.

Secondo Perfetti, inventarsi un lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale non significa imparare uno strumento in più, ma affrontare un vero cambio di mentalità. Insegnare a usare un GPT personalizzato richiede pochi minuti, ma il punto non è quello: è come avere in tasca uno smartphone con una fotocamera potentissima e pensare che basti fare click per diventare fotografi. Lo strumento è accessibile a tutti, ma la differenza la fa lo sguardo. Un fotografo non è chi sa premere il pulsante meglio degli altri, è chi riesce a vedere una storia dove gli altri vedono solo un’immagine.

Ecco alcuni esempi di come si possono definire nuovi lavori, o reinventare quelli esistenti, sfruttando l’IA:

  • AI Prompt Engineer / AI Whisperer: Questa figura professionale, già molto richiesta, si occupa di ottimizzare le interazioni con i modelli di IA generativa. Non ha nulla a che vedere con la programmazione complessa, ma la definirei l’arte di formulare prompt efficaci per ottenere i risultati desiderati, sia che si tratti di testi, immagini, codice o musica. È l’incarnazione di quanto ho detto sopra: il saper chiedere.
  • AI Trainer / Curatore di Dati: L’IA apprende dai dati. Professionisti in grado di selezionare, pulire, etichettare e curare dataset per addestrare modelli di intelligenza artificiale saranno sempre più richiesti. Questo prevede che ci sia attenzione ai dettagli, comprensione dei bias e una visione etica dell’uso dei dati.
  • Ethical AI Specialist: Con la crescente diffuzione dell’IA, emergono ovviamente questioni etiche complesse legate alla privacy, alla trasparenza e alla responsabilità. Professionisti e professioniste in grado di navigare queste sfide, di sviluppare linee guida e di implementare soluzioni etiche saranno indispensabili.
  • AI-Enhanced Creative: Artisti, designer, scrittori e musicisti possono utilizzare l’IA come un’estensione della loro creatività. Che si tratti di generare idee o di fare prototipazione rapida, l’IA apre nuove frontiere espressive. Il valore artistico si sposta  dall’atto manuale della creazione, alla visione e direzione artistica.
  • AI Integration Specialist / Consulente di Trasformazione Digitale: Molte aziende faticano a implementare l’IA in modo efficace. Questi professionisti aiutano le organizzazioni a identificare le opportunità, a scegliere le tecnologie giuste e a gestire il cambiamento culturale necessario per integrare l’IA nei processi aziendali.
  • Human-in-the-Loop Supervisor: In molti settori (medicina, finanza, veicoli autonomi), l’IA può assistere, ma la decisione finale deve rimanere umana. Nuovi ruoli emergeranno per supervisionare i sistemi AI, intervenire in caso di anomalie e garantire che le macchine operino in linea con gli obiettivi e i valori umani.
  • Sviluppatore di interfacce AI naturali: Rendere l’interazione con l’IA sempre più intuitiva e umana è una sfida complessa. Professionisti che sappiano progettare esperienze utente fluide, basate sul linguaggio naturale e su interfacce multimodali, saranno fondamentali.
  • Educatore / Formatore AI: C’è un’enorme richiesta di formatori in grado di insegnare le basi dell’IA e anche come applicarla in contesti specifici, come sviluppare le competenze del saper chiedere e come adattarsi ai nuovi scenari lavorativi.

La sfida della mentalità

La chiave per abbracciare questa trasformazione è la flessibilità mentale e la volontà di apprendere. Nessuno dovrà imparare a programmare per tutti, ma piuttosto sarà importante sviluppare una familiarità con il potenziale e i limiti dell’IA, e soprattutto, di affinare le proprie capacità umane distintive.

Questo significa, prima di tutto, coltivare una curiosità insaziabile: restare sempre aperti e aperte alle nuove tecnologie, alle nuove applicazioni e a tutti i diversi modi in cui i problemi possono essere affrontati e risolti. Allo stesso tempo diventa fondamentale sviluppare un solido pensiero critico, senza accettare passivamente l’output dell’intelligenza artificiale, imparare a valutarlo, verificarlo e, quando e se serve, migliorarlo.

L’IA va poi vista come uno strumento a supporto della creatività, non come un sostituto del pensiero umano. Può essere un potente trampolino di lancio, ma l’originalità e l’intuizione restano competenze profondamente umane. In questo contesto assumono un valore ancora maggiore anche l’intelligenza emotiva e relazionale: le macchine non sono in grado di costruire relazioni autentiche, negoziare o provare empatia e proprio per ciò queste capacità diventeranno sempre più preziose.

Affiancati dall’intelligenza artificiale, eccellente nel trovare soluzioni problemi definiti, potremo dedicarci alla cura di altre sfumature. 

E poi la super skill: l’adattabilità. Diventerà un vero e proprio superpotere il saper apprendere rapidamente, adottare nuove tecnologie, strumenti e metodologie e sarà una competenza chiave per rimanere al passo col tempo.

Conclusioni

L’IA nel mondo del lavoro è un’opportunità da cogliere e come tutti i salti nel vuoto richiede coraggio, ma la ricompensa è un futuro in cui il lavoro è e sarà più significativo, più creativo e, ribaltando le aspettative, più umano. 

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