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Hunter, da 0 a 1 Milione di utenti con un team di 5 persone

Se non lo conosci, partiamo col dire che Hunter è un tool pazzesco. Lo riassumerei con: ti permette di trovare qualunque email con un click. Io lo adoro a tal punto che l’ho segnalato (quando muoveva i primi passi) sulla mia pagina Facebook e ad oggi lo mostro in tutti i miei workshop con studenti e clienti di ogni tipo.

Poi un giorno succede che l’italiano che lavora nel team di Hunter (Giovanni, con cui ero in contatto online da una vita) si trasferisce a vivere dove vivo io, a Cambridge.

Iniziamo a lavorare qualche volta insieme, a pranzare insieme, a scambiarci aneddoti, consigli e dietro le quinte e un giorno davanti a un cappuccino, nel nostro caffè preferito gli chiedo “Ma perché tutte ste cose non me le racconti in un’intervista e le condivido con i miei lettori? Secondo me ci sono spunti molto interessanti!”.

Ecco cosa è uscito fuori da quell’intervista, enjoy 😉

Raffaele Gaito: Ciao Giovanni, come prima cosa presentati ai miei lettori che non ti conoscono. Chi sei, cosa fai e che background hai?

Giovanni Lepori: Ciao Raffaele, ho 29 anni e attualmente lavoro come customer success per Hunter.

Precedentemente ho lavorato per cercare la mia strada, nel senso che ho fatto diversi lavori che mi hanno aiutato a capire cosa volevo fare “da grande”.

Subito dopo la laurea triennale in Scienze della Comunicazione decisi di iscrivermi ad un master in International Marketing presso la Napier University di Edimburgo. In quel momento mi pagavo gli studi lavorando come responsabile di reparto nel negozio di Decathlon a Piacenza: dopo aver chiesto un trasferimento in Scozia per lavorare part-time durante il master, mi venne invece offerta una promozione in un altro negozio..

Dato che volevo approfondire il mondo del marketing digitale nonostante mi venisse offerto un lavoro a tempo indeterminato, decisi di licenziarmi. Persi tempo e non riuscii ad iscrivermi al master cosi decisi di partire per l’Australia.

Passai 10 mesi a raccogliere frutta in Tasmania per potermi pagare gli studi l’anno seguente. Una delle avventure più belle e gratificanti della mia vita.

L’anno dopo, arrivato a Edimburgo e pronto per iniziare il master, i professori mi sconsigliarono di iscrivermi e continuare a lavorare: “this master is just a waste of money” (questo master è solo uno spreco di soldi). Ancora una volta, dovetti rivedere i miei piani: dopo una piccola parentesi come aiuto cuoco in un pub, trovai lavoro come customer success per Amazon. Dopo poco tempo trovai lavoro, sempre come customer success, per Motorola che a quel tempo era stata acquisita da Google e Lenovo.

In quel periodo imparai tanto sulla soddisfazione utente, come gestire i clienti e soprattutto diverse strategie di vendita applicate dalle grandi aziende.

Siccome sentivo il bisogno di essere più a contatto con i clienti e imparare le nozioni fondamentali di digital marketing, decisi di licenziarmi e tornare in Italia per collaborare con una software house a Modena che aveva appena lanciato una startup di time tracking, Timeneye.

Da neofita del marketing ed incuriosito dal lavorare in una startup, decisi di investire il mio tempo per imparare il più possibile di marketing digitale e customer success in una realtà completamente diversa da prima.

Da autodidatta non avevo idea di dove iniziare: ci sono stati insuccessi ma anche tante soddisfazioni. Per due anni mi sono occupato delle attività di marketing e community building per far crescere Timeneye ed altri prodotti dell’azienda. Questo mi ha permesso di entrare in contatto con l’ecosistema di startup in Italia riuscendo a vincere premi in diverse startup competition a livello nazionale.

Da buon viaggiatore, ho sempre avuto il sogno di lavorare da remoto e due anni fa sono entrato a far parte di Hunter. Al momento vivo a Cambridge e mi occupo di supporto clienti, creazione di tutorial/help center, rilevamento di frodi e contribuisco al copywriting e alle attività di marketing.

RG: E già qua direi che è emerso un bel background multidisciplinare come piace a me! Ma entriamo nel vivo di Hunter e parliamo un po’ di questo tool pazzesco che consiglio a tutti i miei clienti e i miei studenti. Raccontaci qualcosa in più. Che cosa è e come può essere utilizzato ai fini del marketing uno strumento che ti fa trovare email facilmente?

GL: Hunter è un tool per trovare e verificare indirizzi email lavorativi. Aiutiamo a connettere professionisti in diversi settori fornendo email associate ad aziende, domini e persone specifiche.

Oltre a un servizio web forniamo estensioni per Chrome e Firefox per trovare email mentre si naviga sul web ed un add-on per Google Sheets.

Hunter è un marketing tool che permette di trovare velocemente indirizzi email per contattare potenziali clienti e fare “email a freddo” grazie a una integrazione diretta con diversi piattaforme di CRM e Gmail. Offriamo anche un piano gratuito che fornisce 100 richieste al mese per usare il servizio a costo zero.

RG: Già immagino il lettore spaesato e spaventato a cui sorge la domanda spontanea… e come la mettiamo con la questione privacy e GDPR?

GL: In realtà il nostro obiettivo è sempre stato di fornire indirizzi email ed informazioni che possono solamente essere reperiti pubblicamente nel web.

Le email relative a un’azienda o ad un dominio trovate in Hunter hanno sempre una sezione con gli URL delle pagine web dove queste email possono essere reperite (sources). Siamo l’unico servizio nella nostra categoria a offrire una simile trasparenza e questo ci ha avvantaggiato per prepararci alla GDPR.

Da Maggio 2018 Hunter rispetta la GDPR e consentiamo di utilizzare una funzionalità per rimuovere la propria email dal nostro servizio nel rispetto della privacy.

Abbiamo inoltre deciso di applicare le normative relative alla GDPR non solo alle email provenienti da EU ma a tutte le email presenti in Hunter.

Infine, non utilizziamo pubblicità nel nostro sito e i dati dei nostri utenti non vengono forniti nel nostro servizio come menzionato nella nostra Privacy Policy.

RG: Cambiando leggermente discorso, una delle cose che mi ha sorpreso di più della vostra realtà è il fatto che siete in 5. Io adoro i team piccoli che riescono a crescere così tanto. Come ci siete riusciti? Come gestite il lavoro?

GL: Il merito va sicuramente ai due fondatori di Hunter: Antoine Finkelstein e François Grante.

Quando ho iniziato a lavorare per loro mi ha subito colpito la volontà di mantenere un team piccolo, avere una struttura senza gerarchia e gestire tutto internamente. Questo ci ha permesso di conoscerci ed approfondire nuove tecniche per contribuire insieme alla crescita del prodotto cercando di essere “multipotenziali” (so che ami questa parola) ed aiutarci a vicenda.

Lavorando tutti da remoto in nazioni diverse (Francia, Bosnia, Inghilterra, Germania e Thailandia), non abbiamo orari, non siamo monitorati in tempo reale e possiamo prendere vacanze quando ci serve.

La parola d’ordine è trasparenza: alla fine di ogni giornata lavorativa, creiamo un report per riassumere i nostri progressi. Questo richiede pochi minuti e mantiene tutto il team informato su eventuali problemi, nuove funzionalità ed aggiornamenti previsti.

Credo che la parte vincente di Hunter sia quella di avere un focus su un prodotto semplice e facile da utilizzare che porti allo stesso tempo un grande valore all’utente finale.  Questo ci consente di avere un minimo sforzo di marketing grazie a tutti i blog post e menzioni che creano una pubblicità a costo zero e soprattutto riduciamo il supporto clienti grazie ad un Help Center completo di video e guide passo a passo.

Nonostante un team piccolo, il nostro focus principale è sull’utente e non trascuriamo il supporto. Da quando lavoro ad Hunter, la nostra risposta media alle nuove richieste è di circa 3 minuti con una media di 63 richieste ogni giorno (365 giorni) e il 93% di tasso di soddisfazione.

hunter tasso soddisfazione

Abbiamo inoltre lavorato molto sulla comunicazione interna e sulla gestione dei task: ogni settimana siamo focalizzati su un nuovo set di attività da fare. Questi vengono programmati durante un unico meeting di massimo un’ora dove ogni membro del team presenta il proprio piano settimanale.

Siamo sempre in contatto via chat ed ogni anno vengono organizzati 3 raduni aziendali dove ci troviamo a vivere e lavorare tutti insieme per una settimana in una città Europea: recentemente siamo stati a Malta e tra qualche mese andremo a Creta. È un ottimo modo per pianificare lo sviluppo del prodotto per i mesi successivi e fare team building.

hunter team

RG: Tra le mille informazioni che mi hai svelato nelle scorse settimane c’è anche il fatto che avete (abbondantemente) superato il milione di utenti. Visto la crescita non si arresta, ti va di raccontarmi un paio di “hack” (anche se odio questa parola) che hanno contribuito a questo successo?

GL: Certamente!

Il primo “hack” se così lo possiamo definire è stato essere aggiunti su Product Hunt. In quel periodo (fine 2015) Hunter era live da poche settimane e non ancora pronto per sostenere un traffico elevato di utenti. In un solo giorno abbiamo ricevuto migliaia di voti diventando uno dei prodotti più votati di sempre sulla piattaforma.

Product Hunt ha dato un’esposizione grandissima a Hunter e grazie alla mole di utenti che si iscrivevano i due fondatori hanno potuto migliorare il sistema e lavorare su tutti i feedback che ricevevano ogni giorno.

Un altro “hack” interessante e più recente è di circa un anno fa, quando abbiamo introdotto un metodo per identificare se una persona avesse creato più di un account. Dato che forniamo un piano “free” limitato a 100 richieste al mese, notavamo che alcuni utenti cercavano di aggirare questa limitazione. Invece di bloccare permanentemente gli account, abbiamo deciso di fornire uno sconto sui nostri piani a pagamento per questi utenti e quindi invogliare a completare un upgrade.

RG: Questa è geniale, lo ammetto! Prendere gli imbroglioni e i furbetti e trasformarli in clienti paganti. E visto che il prodotto cresce in maniera interessante quali sono i prossimi step per Hunter? Cosa state implementando a livello di nuove funzionalità? Cosa ci dobbiamo aspettare nei prossimi mesi?

GL: La nostra visione è di mantenere il nostro servizio semplice continuando a migliorare la qualità e incrementare costantemente le email e informazioni fornite in Hunter.

Oltre a questo dedichiamo molto tempo alle creazione di servizi che possano rendere l’esperienza dei nostri utenti più completa.

Ad esempio recentemente abbiamo lanciato Outreach: una funzionalità totalmente gratuita che permette di creare singole email e campagne di email tramite Hunter monitorando le attività dei destinatari relativamente alle email ricevute (email aperta, link cliccato, ecc.)

hunter logo

Negli ultimi mesi del 2018 ci concentreremo inoltre nello sviluppare e test di nuovi algoritmi per riuscire ad incrementare i dati forniti in associazione alle email come nome, cognome e posizione lavorativa per dare ai nostri utenti più informazioni sui contatti che trovano.

RG: Le mie interviste finiscono sempre con un po’ di consigli, quindi per chiudere ti chiedo: ti va di lasciare 3 consigli ai lettori che vogliono gestire un team da remoto o che vorrebbero lavorare da remoto?

GL: Se si vuole lavorare da remoto il primo consiglio che posso dare è quello di prepararsi perché la competizione è alta.

Rispetto a un lavoro in un ufficio dove possono esserci 30-40 candidati per un posto, un lavoro da remoto non ha (in molti casi) una limitazione geografica e quindi bisogna confrontarsi con persone provenienti da tutto il mondo.

È importante quindi prepararsi per la posizione lavorativa per cui si sta applicando e soprattutto conoscere la visione dell’azienda sul lavoro da remoto.

Nonostante il lavoro da remoto non abbia, in molti casi, degli orari stabiliti è utile mantenere una routine per evitare di procrastinare e soprattutto cercare di non lavorare troppo. Il lavoro è sempre accessibile e bisogna decidere quando è ora di chiudere il computer: trovare il giusto equilibrio tra vita privata e lavorativa per un lavoratore da remoto è impegnativo, soprattutto all’inizio perché si ha l’impressione di non lavorare mai abbastanza.

In ultimo consiglierei di avere sempre una trasparenza totale nella gestione di un team (non solo per aziende che lavorano da remoto) perché solo attraverso la creazione di una fiducia reciproca e all’interno del team si può lavorare tutti insieme al raggiungimento di un obiettivo comune.

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Classe ‘84, Salernitano, cresciuto a camille e robottoni giapponesi! Sono un imprenditore digitale, blogger, public speaker e autore.
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