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Il 2025 si è chiuso come l’anno dei record per l’Intelligenza Artificiale, ma anche come l’anno della grande confusione. Tra annunci di novità su novità e una proliferazione di tool a raffica, molte aziende si sono trovate a rincorrere l’ultima versione del modello di turno, a volte senza una vera strategia. Ma il 2026 promette di cambiare musica.
In una lunga e illuminante conversazione con Vincenzo Esposito, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, abbiamo visto delinearsi i contorni di questa nuova fase. Con oltre 12 anni di esperienza nel cuore della trasformazione digitale italiana, Esposito ha raccontato dell’impatto reale dell’AI (e non solo) sulla società. Se non si è capito ancora l’AI non è più un esperimento da topi di laboratorio ma, come dice lo stesso Esposito, è la nuova elettricità delle imprese.
Quello che però voglio ripercorrere, ispirato dall’intervista che trovi qui sotto, sono i trend dell’AI per il 2026.
AI: da prodotto a servizio
Il primo grande trend che dominerà il 2026 è la progressiva trasformazione dell’AI da semplice prodotto a servizio. L’AI smetterà di essere percepita come un prodotto a sé stante (andare su un sito specifico per usarla) e diventerà una feature o un ingrediente invisibile già integrato nei servizi e negli strumenti che usiamo quotidianamente, come telefoni e suite di produttività. Può sembrare un paradosso, ma Esposito sottolinea che una tecnologia raggiunge la sua massima espressione quando diventa in qualche modo trasparente.
Dice: “Una tecnologia che ha successo è una tecnologia che scompare, perché diventa il sistema operativo di una nuova realtà”
Nel 2026 è molto probabile che non andremo più su un sito specifico per usare l’AI, poiché sarà infusa in ogni software, dispositivo e processo.
Si passa dal paradigma dell’AI as a Product (vado su ChatGPT per una risposta) all’AI as a Feature (uso Word o il mio CRM e l’Intelligenza Artificiale lavora dietro le quinte). Questo passaggio permetterà un’adozione di massa anche tra i non addetti ai lavori, rendendo il vantaggio tecnologico accessibile a chiunque, purché sappia sfruttare i servizi in cui è integrata.
Evoluzione agentica
Se il 2025 è stato l’anno delle prime sperimentazioni a riguardo, il 2026 sarà senza dubbio l’anno della super conferma degli Agenti AI.
Esposito parla di gli ambienti di lavoro che diventeranno sempre più ibridi. Non vedremo più una separazione netta tra uomo e macchina, ma una collaborazione continua in cui l’agente può gestire autonomamente pezzi di processo complessi. Pensiamo alla gestione di un ordine internazionale o di una pratica burocratica: l’agente analizza la documentazione, verifica la conformità, invia le notifiche e aggiorna i database.
Tuttavia, sarà fondamentale la capacità decisionale delle persone, che manterranno la supervisione finale e la responsabilità delle scelte strategiche. La centralità dell’essere umano rimane l’unico modo per garantire un’adozione di nuovi sistemi ibridi responsabile e sicura.
Small Language Models
Fino ad oggi abbiamo sentito parlare quasi esclusivamente di “Large Language Models” (LLM), giganti come GPT-4. Il 2026 vedrà però l’esplosione degli Small Language Models (SLM). Perché questo trend è così importante per le aziende?
In sostanza sono le 3 le ragioni fondamentali:
- Efficienza e costi: Gli SLM sono più snelli, economici e possono girare su infrastrutture locali senza richiedere la potenza di calcolo mostruosa dei data center globali
- Verticalità: Un modello piccolo ma addestrato specificamente sui dati di un’azienda (ad esempio sui manuali tecnici o sullo storico dei clienti), è spesso più preciso di un modello generalista
- Sovranità del dato: Per molte industrie che operano con dati sensibili o per le istituzioni pubbliche, usare l’AI direttamente sul dato, senza inviarlo a server remoti, è una garanzia di sicurezza.
Se questo trend dovesse manifestarsi nel 2026, potremmo dire addio all’era della taglia unica (one size fits all), poiché ogni realtà potrà avere il suo piccolo cervello AI iperspecializzato nel suo ambito.
Il divario tra aziende: AI Divide
Vincenzo Esposito lancia un monito severo sul divario che si sta creando. Il divario tra chi ha già usato e sta usando l’AI e chi, invece, ha procrastinato. Possiamo dire che l’aver accumulato know-how interno attraverso la sperimentazione precoce è senza dubbio un grande vantaggio competitivo..
Le aziende che hanno iniziato a sporcarsi le mani nel 2024 e 2025 hanno già imparato come integrare l’AI con i propri dati proprietari hanno tra le mani un piccolo tesoro: la capacità di portare la precisione dell’AI a livelli più alti, con competenze più precise e un mindset più orientato all’utilizzo.
Nel tempo queste azienda hanno insegnato all’AI il proprio linguaggio, i propri modelli, le risposte tipiche e le regole non scritte del lavoro quotidiano. Il risultato è che l’AI è un vero assistente che conosce il contesto, riduce errori, fa risparmiare ore ogni settimana e permette alle persone di concentrarsi su ciò che conta davvero.
Chi invece sta iniziando ora si trova davanti allo stesso strumento, ma senza metodo, senza dati strutturati e senza l’abitudine mentale che trasforma l’AI da curiosità a leva concreta di produttività.
Metodologia
Il consiglio più prezioso di Esposito per affrontare il 2026, e che condivido pienamnete, non riguarda quale modello scegliere, perchè quello è troppo soggettivo e dipende da troppi fattori. Riguarda, invece, il come approcciare il problema.
La tecnologia deve essere lo strumento per risolvere un collo di bottiglia reale, il metodo per affrontare uno, 10 0 100 problemi. Che si tratti di un customer care che non riesce a gestire i fusi orari globali o di un processo di ricerca e sviluppo che richiede tempi di simulazione biblici, risorse etc, l’AI deve intervenire lì dove fa male. Se le aziende smetteranno di inseguire specchietti per allodole, concentrandosi su strumenti adatti al loro caso specifico allora avranno vinto.
Conclusioni
Quando si parla di Intelligenza Artificiale non è possibile fare previsioni a lungo termine, è tutto incredibilmente veloce che le cose succedono mentre la stiamo usando. Però questi trend condivisi da Vincenzo Esposito sono una conseguenza diretta a quanto costruito e imparato fino ad ora. Nel 2026 l’AI sarà la forza moltiplicatrice delle cose che funzionano già bene, un’opportunità di miglioramento per le aziende. La tecnologia è pronta, i costi sono accessibili; ora tocca alla visione e alla concretezza delle persone.



