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Fino a pochi anni il mondo della content creation aveva una sorta di barriera all’ingresso, rappresentata quasi esclusivamente dalla competenza tecnica (saper maneggiare una telecamera professionale, dominare software di montaggio complessi o comprendere i segreti dei social etc), o almeno lo era per i e le creator di un livello alto, ben lontano da quello amatoriale o da chi era all’inizio.
E oggi? L’Intelligenza Artificiale ha trasformato queste abilità in una commodity, perché non fanno assolutamente più la differenza. E se oggi chiunque, con un prompt, può generare immagini assurde o video già montati, cosa deve imparare un creator per non essere sostituito?
In una recente intervista che ho fatto a Marcello Ascani, imprenditore e CEO di Flatmates, sono emersi spunti per navigare questa rivoluzione. Il messaggio è chiaro: l’IA non è la fine della creatività, ma l’inizio di una nuova era in cui il talento umano deve evolversi per diventare un vero e proprio superpotere.
La ricerca dell’unicità
Il primo, e forse più bel consiglio di Marcello Ascani, è quello di smettere di competere esclusivamente sulla quantità. Per anni, l’algoritmo di YouTube e dei social in generale ha premiato tantissimo la frequenza: più pubblichi, più esisti. Ma l’IA è la regina della quantità. Può generare infiniti video, tutorial e articoli SEO-friendly in pochi secondi. Se la tua strategia è basata solo sul volume, hai già perso.
Il segreto per sopravvivere è iniziare a competere sull’unicità. Ma cosa significa essere unici in un mondo digitale saturato?
Ascani suggerisce un esercizio di auto-analisi profonda: “Cosa mi rende speciale? Quali sono le mie passioni o le esperienze, anche le più di nicchia, che solo io posso raccontare?”.
La skill del futuro quindi si può dire che è estremamente introspettiva. I dati pubblici, quelli che alimentano i modelli come ChatGPT, appartengono a tutti. Ma i tuoi dati personali, il tuo vissuto, le tue cicatrici e i tuoi successi sono solo tuoi. Un’IA può spiegare come si scala una montagna (basandosi su migliaia di testi online), ma non potrà mai raccontare il tuo fiatone, la tua paura del vuoto o la sensazione del vento sulla tua pelle in cima alla vetta. L’unicità è l’unica barriera che l’IA non può scalare.
Spostare il focus
In passato, per avere successo su YouTube, ad esempio, dovevi essere innanzitutto videomaker. Dovevi passare ore a correggere una clip o a sincronizzare i tagli audio. Oggi, grazie alla potenza degli smartphone e agli strumenti di editing assistito dall’IA, la capacità tecnica è data per scontata. La qualità considerata il 10 di ieri è lo standard base di oggi.
Questo cambiamento sposta il baricentro delle competenze: la skill regina non è più il montaggio o i tecnicismi in genrale, ma lo storytelling. L’IA deve essere vista come un assistente instancabile che si occupa dell’esecuzione, permettendo al o alla creator di concentrarsi sulla visione.
Il come produrre un video sta diventando irrilevante, il cosa e il perché dirlo rimangono compiti squisitamente umani. Un creator oggi deve sviluppare la capacità di connettere punti distanti, di creare archi narrativi che risuonino con l’emotività del pubblico e di dare un senso profondo a ciò che pubblica. Se l’esecuzione è automatizzata, la strategia narrativa diventa il vero valore aggiunto.
Artigianalità vs industrializzazione
Durante la nostra chiacchierata, Ascani propone una metafora potentissima per descrivere le due strade che un creator può intraprendere: quella del lusso artigianale o quella del fast-fashion dei contenuti.
Il modello Zara: l’efficienza dell’algoritmo
Chi sceglie il modello Zara usa l’IA per industrializzare. L’obiettivo è produrre in massa, minimizzare i costi e massimizzare la distribuzione. È la strada dei canali faceless, delle news automatizzate e prodotte in immensa quantità e dei contenuti di puro servizio. Funziona? Sì, ma è una corsa al ribasso dove il margine si assottiglia sempre di più e la fedeltà del pubblico è quasi nulla. Non è che esista grandissima percezione di valore in questo modello, ma il consumo di questi contenuti c’è lo stesso e va bene cosi.
Il modello Prada: il cuore nel processo
Dall’altra parte troviamo il modello Prada. Prada vende borse dietro le quali c’è una visione, una tradizione e un’attenzione al dettaglio che profuma tocco di mano umana. Per un creator, questa è la vera opportunità di lungo termine. Il pubblico oggi è stanco della perfezione sintetica perché cerca l’emozione, l’autenticità. Credo che cerchi persino l’imperfezione a volte.
Marcello cita l’esempio di Sanremo: milioni di persone si incollano allo schermo e non lo fanno minimamente per ascoltare suoni tecnicamente perfetti, si incollano su quei divani per vedere esseri umani che tremano, che si emozionano, che sbagliano una nota perché sopraffatti dalla tensione. Quella vibrazione umana è ciò che crea il legame tra creator e community. L’IA può simulare il suono, ma non può simulare il tremore di un’anima emozionata.
L’IA come megafono: moltiplica il talento
Una delle paure più comuni è che l’IA renda i creator pigri o privi di creatività”. Ascani ribalta questa prospettiva usando la metafora del megafono.
L’Intelligenza Artificiale ha il potere di aumentare il volume della tua voce. Tuttavia, un megafono è utile solo se hai qualcosa di intelligente da urlare. Se metti un megafono davanti a una persona che non ha nulla da dire, otterrai solo un silenzio amplificato o, peggio, un rumore fastidioso.
- Se il tuo valore come creator (perchè hai sia visione che unicità) è 10, l’IA può portarti a 1000
- Se il tuo valore è 1, l’IA ti porterà a 10
- Se il tuo valore è 0, il risultato sarà inevitabilmente zero.
Subentra un’altra skill: l’interazione uomo-macchina. Saper parlare all’IA per estrarre il massimo dalla propria visione è ciò che distingue un utente passivo da un super-creator.
In questo scenario, il creator assomiglia ad un architetto di esperienze, perché le persone vogliono sentirsi parte integrante del contenuto e non solo consumatori voraci di cose di cui sono spettatori passivi. E come fa un creator o una creator a portarti a un livello esperienziale? Non esiste una formula magica, ognuno sarà unico a modo suo. Ma potrebbe essere un modo di salutare, le domande che fa, se fa ridere, se fa riflettere, se fa emozionare o se mi istruisce. I motivi di unicità sono tanti quanto le persone.
Conclusione
Il creator di domani non è chi sa usare meglio l’ultimo tool di intelligenza artificiale o chi riesce a pubblicare dieci Reel al giorno. Bravi o brave, ma tra di loro si faranno starda tutti coloro che hanno una visione chiara, una personalità dirompente e che sanno usare la tecnologia per mettere a terra le proprie idee alla velocità del pensiero.
L’IA toglie di mezzo le seccature tecniche, elimina la frizione del non so montare o non so disegnare o scrivere, ma proprio per questo alza l’asticella in modo brutale sulla qualità delle idee. Quando tutti possono produrre un video bellissimo, l’unica cosa che conta davvero è perché quel video dovrebbe guardarlo proprio a te.



