Intelligenza Artificiale: creatività e nuove possibilità

intelligenza artificiale e creatività

Introduzione

Sai qual’è la differenza tra un genio e un pazzo? È sottile: entrambi si staccano dalla realtà, ma mentre il pazzo si è perso come un palloncino che vola via, il genio tiene sempre in mano la cordicella che lo riporta a terra. La nostra umanità risiede in quello: la capacità di pensare l’impossibile senza smarrire il senso delle cose. 

Questo è il senso di alcune parole di Luciano Floridi, professore a Yale e pioniere dell’etica digitale durante una nostra chiacchierata. 

Una riflessione che oggi, nell’era dell’Intelligenza Artificiale, assume un significato incredibile. Rischiamo, infatti, di diventare dei “pazzi” tecnologici: automi che accumulano dati e compiti senza più una cordicella che ci leghi al senso di ciò che facciamo.

Secondo Floridi, l’IA non è una minaccia alla nostra creatività, affatto, ma è lo strumento che può finalmente restituirci la libertà di essere geniali.

E se seguendo le riflessioni di Luciano Floridi, provassimo a cambiare lente? Se l’IA non fosse la fine della creatività, ma l’inizio di una sua nuova, più libera, incarnazione?

Progettare invece di eseguire

Uno dei concetti che credo valga la pena di approfondire dalla visione di Floridi è quello del “Distant Writing”. Fermati un secondo e pensaci: per tutta la nostra storia, l’atto di scrivere ha significato fatica. Fatica fisica, mentale, tempo speso a organizzare le idee, correggere bozze su bozze, a cercare il sinonimo giusto, a impaginare.

Abbiamo sempre confuso l’atto di “mettere i mattoni” con quello di “essere architetti”. Ma con l’IA le regole del gioco sono cambiate. 

Oggi puoi chiedere a un’IA di leggersi 10 report finanziari da 50 pagine l’uno e tirarne fuori una sintesi dei punti chiave letteralmente in 10 secondi. Quella è forza bruta intellettuale

È un lavoro che richiede ore, energia e che è spesso alienante. Delegare questo compito alla macchina ti permette di concentrarti sull’unica cosa che conta davvero: cosa dicono quei dati per il tuo business o per la tua storia. 

Non arriviamo a conclusioni affrettate: non si è meno autori in questo caso. Si sposta solo il focus di cosa l’autore continua a fare e di cosa, invece, delega.

Cos’è un autore o un’autrice?

Negli anni 90, Floridi era alla British Library a lavorare su manoscritti antichi. Mentre aspettava i volumi che arrivavano, si guardò intorno e pensò che sarebbe bello scrivere una storia in cui i personaggi minori dei grandi romanzi inglesi si incontrassero tra di loro. Il medico di Jane Austen che incrocia la signora che affitta le stanze a Sherlock Holmes. Il maggiordomo di Doctor Jekyll che incontra qualcuno dalle pagine delle Brontë.

Le variabili erano troppe: coerenza geografica e temporale, catene sociali credibili. Ha messo tutto in un cassetto. Trent’anni dopo ha riaperto quel cassetto, e ha fatto scrivere quelle storie all’Intelligenza Artificiale, al cento per cento. Il suo ruolo? Progettare le variabili, definire i confini, decidere lo stile. In una parola: disegnare.

Questo esperimento è diventato un saggio, “Distant Writing”, accolto dalla Columbia University Press, che pone una domanda che oggi è impossibile ignorare: cosa significa essere un autore nell’era dell’Intelligenza Artificiale?

La risposta di Floridi si distacca molto dall’essere una difesa nostalgica della penna sul foglio. È più sfumata e, secondo me, molto più interessante. Lui porta l’esempio del colonnato del Bernini: non è stato Bernini a mettere fisicamente quelle colonne. Le ha disegnate, le ha immaginate, ha scelto il marmo, ha definito la forma. Qualcun altro le ha posate, eppure nessuno si sogna di dire che il colonnato non è suo.

In musica lo abbiamo già accettato: chi compone non è necessariamente chi esegue. In fotografia pure: quando fai una foto col telefono, stai facendo delle scelte anche se lo scatto tecnico lo fa la macchina. Con la scrittura, invece, c’è ancora una sorta di resistenza.

Il punto, per lui, è un altro. Non è chi mette i mattoni a fare la differenza, ma chi ci ha messo dentro qualcosa di sé, perché ha scelto di farlo, potendo non farlo.

Il valore del “Beautiful Glitch”

Tuttavia, c’è un limite che nessuna macchina potrà mai superare. Floridi lo chiama il “Beautiful Glitch”, quel bellissimo errore che ci rende unici e uniche.

Secondo Floridi mentre l’IA è un sistema di predizione statistica perfetto, capace di generare sempre ciò che è più probabile in base al passato, l’essere umano è l’unico capace di essere improbabile.

Il Beautiful Glitch è la nostra capacità di:

  • Essere in qualche modo “matti” e pensare controcorrente
  • Creare qualcosa che non ha radici nei dati esistenti
  • Dare un significato emotivo e relazionale a un gesto che compiamo.

L’Intelligenza Artificiale può scrivere un testo impeccabile e fare altre centinaia di cose incredibili, ma siamo noi a infondergli lo spirito, quel distacco dalla realtà che ci permette di sognare ciò che ancora non esiste.

È la differenza tra una torta comprata al supermercato, perfetta, ma anonima, e quella fatta in casa: magari è meno buona, ma dentro c’è il tuo tempo, la tua intenzione, il tuo affetto e le tue scelte e forse anche qualche errore.

Conclusioni

C’è una sensazione precisa, oggi: in questo momento storico non possiamo capire tutto, eppure stiamo spostando lo sguardo tutti insieme.

L’Intelligenza Artificiale ci sta dicendo una cosa enorme: può fare tutto ciò che stavamo già facendo in modo meccanico, automatico, a volte persino senza pensare. E allora ci chiede: se ora c’è qualcuno che può farlo al posto tuo, tu cosa vuoi fare davvero?

La risposta è diversa per ognuno di noi.

Guarda l’intervista completa.

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