il blog di raffaele gaito

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Qualche giorno fa navigavo dal cellulare su un blog italiano molto famoso quando all’improvviso compare un banner a schermo intero. Clicco sulla [X] per chiudere e un secondo dopo ricevo un sms che mi avvisa dell’attivazione del servizio “girlsmania" in abbonamento a 5€ a settimana. Il popup si chiude mentre i primi 5€ sono già stati addebitati.

Chiamo immediatamente l’assistenza Tre e con la procedura automatica riesco a disattivare il servizio velocemente. Dopo qualche ora, con l’aiuto di un paio di tweet incazzati, ottengo anche il rimborso dei 5€.

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Avevo sentito diverse volte storie di questo tipo e avevo semplicemente dato la colpa alla poca attenzione degli utenti o alla loro inesperienza.
Dopo aver vissuto la dinamica dei fatti in prima persona mi sono reso conto che può capitare a chiunque. In maniera così veloce da non avere nemmeno il tempo di realizzare l’accaduto.

Poco dopo ho fatto qualche ricerca per approfondire l’argomento, trovando decine e decine di thread, in svariati forum, con storie simili alla mia. Spesso con cifre anche molto più consistenti!

Durante questa ricerca scopro, inoltre, che non c’è un modo per disabilitare in maniera definitiva servizi di questo tipo. Mentre per altri servizi a pagamento (come quelli basati sugli SMS o degli operatori) ci sono procedure per il blocco, tecnicamente definite “procedure di barring.

L’intero accaduto sarebbe già abbastanza grave fino a questo punto, ma a renderlo ancora più grave è la risposta che ricevo su twitter, in privato, da Tre.

L’assistenza sottolinea che il rimborso di 5€ è una sorta di “favore" che ho ricevuto da parte loro ipotizzando la mia buona fede e che, se in futuro dovesse ricapitare, non riceverò altri rimborsi.
Tutto questo perché l’attivazione di servizi di questo tipo avviene (secondo loro) in tre passaggi: click sul banner, apertura di una pagina, click sul pulsante di conferma attivazione.
La dinamica è stata molto diversa, sia nel mio caso che in quello di molti altri: il click sul banner (ripeto, si trattava della [X]) ha immediatamente attivato l’abbonamento e addebitato i primi 5€.
L’assistenza aggiunge che questi servizi in abbonamento possono offrirli sono partner fidati con i quali Tre ha dei precisi rapporti contrattuali e sui quali ci sono continui controlli e verifiche da parte loro.
Anche qui la situazione è in realtà molto diversa. Di questo servizio “girlsmania" in rete non si trovano informazioni. I due link ricevuti negli sms (attivazione e disattivazione) puntano a pagine non esistenti. E, soprattutto, il banner sul quale io avrei cliccato riguardava accessori per iPhone e non contenuti erotici femminili!

Da quello che leggo in rete sembra non ci sia soluzione a tutto questo. Bisogna solo insistere con l’assistenza del proprio operatore per avere il rimborso o, in caso negativo, precedere con una conciliazione presso AGCOM. Soluzione che quasi tutti evitano, date le cifre irrisorie in ballo.

Qual è quindi il senso di questo post?

Penso che uno dei vantaggi di avere un blog sia anche quello di poter denunciare episodi di questo tipo. Anche a nome di chi questa possibilità non ce l’ha. Personalmente mi sono sentito raggirato e impotente e trovo l’intera vicenda assurda.

Importanti quotidiani italiani ormai dedicano, una volta a settimana, articoli inesatti e superficiali a storie di persone che spendono migliaia di euro con acquisti in-app, mentre nessuno si prende la briga di scrivere due righe su una cosa molto grave come questa.

Questi servizi, tecnicamente definiti VAS (servizi a valore aggiunto), possono, in un solo click, addebitare qualsiasi cifra all’utente e attivargli servizi in abbonamento direttamente in bolletta. Senza la necessità di usare una carta di credito o paypal. Nessuna conferma. Nessun codice. Nessuna password.

Credo che sia assolutamente inconcepibile!

Se avete avuto esperienze simili condividete questo post. Utilizzate i commenti per raccontare la vostra storia o per proporre eventuali soluzioni.

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Previously On InstaTake

Ho sempre amato programmare, e infatti la mia preparazione è prettamente tecnica. Mi piace sperimentare codice, trovare soluzioni, immaginare nuove possibilità. Per questo motivo, ogni volta che sono ispirato, mi ritaglio qualche ora per creare. Da un certo punto di vista, sembra un processo artistico e secondo me, lo è. Curiosità, creatività, voglia di mettersi in gioco sono i riferimenti della mia bussola personale per esplorare al meglio i territori sorprendenti di questa precisa epoca storica, protesa con tutte le sue forze ad un futuro digitale e interconnesso.

Così, una decina di giorni fa, ho realizzato un piccolo script che permette di scaricare le foto Instagram di un qualsiasi utente che abbia un profilo pubblico. Il tutto con un solo click. Senza nessuna registrazione. Senza il bisogno di installare alcun software.

L’ho scritto in poche ore e ho voluto chiamarlo InstaTake.

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L’ispirazione arriva quando meno te lo aspetti

L’ispirazione non si può forzare. Le idee brillanti, e non necessariamente di successo, arrivano quando meno te lo aspetti, in modi spesso imprevisti.

Un amico mi aveva chiesto come fare velocemente il backup di un account Instagram di cui aveva perso la password. Così, ho iniziato a ragionare ad alta voce: “vabbè le foto alla fine sono pubbliche”, “possiamo salvarle una ad una dal profilo web”, “forse c’è pure un modo per automatizzarlo”, “probabilmente con javascript lo faccio in 10 secondi”.

Questo piccolo episodio mi ha portato a scrivere il primo pezzo di codice che ha ispirato InstaTake.

Rincorrere la visibilità non serve

Dopo averlo pubblicato online, l’ho linkato su ProductHunt, una community dove si discute di nuovi prodotti interessanti presenti in Rete. Inizialmente, Instatake era passato placidamente inosservato.

Dopo un po’, qualcuno di TheNextWeb lo ha notato e ne ha scritto un post. All’improvviso, InstaTake era sulla home di uno dei più importanti blog di tecnologia al mondo con uno stuzzicante titolo “InstaTake lets you download anyone’s Instagram photos to your computer”.

Non vi nascondo la mia sorpresa dal retrogusto un po’ amaro. Quante volte avevo provato a contattare gli editor di TNW e simili, per far conoscere la mia startup! E ora con un piccolo script eccomi in home page!

Don’t keep calm

Nelle ore successive, un vero e proprio terremoto si è creato intorno a InstaTake: Home page di TNW; top classifica di Product Hunt; quasi 1000 tweet sull’argomento; più di 4000 download effettuati.

L’opinione del web si spacca in due: da un lato quelli del “Bellissimo! Perché nessuno ci ha pensato prima? ci voleva proprio un tool del genere” e dall’altro quelli del “Ma è terribile! Questa è una violazione della privacy clamorosa”.

Accade l’inevitabile: Instagram nota Instatake e mi scrive. Vengo contattato in privato e mi viene chiesto gentilmente di chiudere InstaTake, fondamentalmente per due motivi: non è possibile utilizzare la parola “insta” nel nome; non si può far scaricare a un utente le foto di un altro utente.

Dopo un vario scambio di email, mentre in Italia scendeva la notte, decido di risolvere la questione definitivamente e chiudo il servizio.

Di nuovo, la reazione degli utenti online si divide in due posizioni nette: da un lato, i fautori della libertà degli sviluppatori hanno criticato l’intervento di Instagram, dall’altro gli utenti che vedevano in InstaTake uno strumento amico degli stalker, hanno tirato un sospiro di sollievo.

La metafora del coltello

Mentre accadeva tutto questo, mi è tornato in mente una vecchia metafora che mi raccontava mio padre quando ero piccolo: con un coltello puoi tagliarci la carne e puoi anche ucciderci un uomo, vogliamo condannare chi produce coltelli perché incentiva la violenza?

Avevo intercettato un’esigenza, avevo trovato una soluzione e avevo, ingenuamente, pensato che potesse essere utile a molti.

Instagram non ha voluto sentire ragioni. Un tool del genere era troppo pericoloso messo in mano a utenti con cattive intenzioni. La storia del backup non reggeva.

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C’è da dire che in questo terremoto avevano preso posizione anche TheNextWeb e ProductHunt per sottolineare come ci fossero diversi utilizzi leciti di un tool di questo tipo e fosse unicamente una scelta dell’utente rispettare la privacy altrui.

I know what you did

In una manciata di ore, il terremoto è finito e l’hype conseguentemente si è sgonfiato. Ho avuto confronti decisamente costruttivi con vari interlocutori in privato che per i motivi più disparati hanno voluto approfondire la questione e mi hanno contattato.

Ho notato, quasi con tutti, che le motivazioni di Instagram sono decisamente soggette ad interpretazione. Molti aspetti della questione possono essere inquadrati in maniera completamente diversa in base alle ragioni che si portano a supporto.

Ma, ancora più interessante, è stato il rendersi conto della percezione della privacy che hanno in molti. E’ stato necessario l’arrivo di un tool che con un click facesse scaricare centinaia di foto per capire che le nostre foto Instagram (e non solo) sono pubbliche. Accessibili a tutti. In pochi secondi. Si possono ottenere con decine di tool che sono lì fuori da sempre. Anche con un obsoleto “click-destro + salva-con-nome”.

Chiunque abbia voglia e tempo può salvare, per sempre e a tua insaputa, tutte le tue torte, tutti i cuori sui tuoi cappuccini, e tutte le tue fantastiche selfie. E questo da molto prima di InstaTake!

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Nota: Il codice di InstaTake è liberamente disponibile su GitHub.

Quando è iniziato l’hype intorno a YO e, soprattutto, quando c’è stata la notizia dell’investimento di un milione di dollari, ero molto scettico. Tutti i blog del settore ne parlavano più o meno così

"…una stupida app per mandare uno YO riceve un investimento di un milione di dollari…"

Nelle ultime settimane la situazione è cambiata radicalmente. YO ha aperto le sue API e ha aggiornato l’applicazione di continuo, rendendo ben chiaro che ci fosse qualcosa di più complesso dietro alla semplice app.

Più ho approfondito l’argomento e più la mia opinione al riguardo è cambiata. Alla fine ho deciso di dare un’occhiata alle loro API e ho implementato un piccolo servizio basato su YO.

Alla luce di tutto ciò ho fatto una serie di riflessioni che mi piacerebbe condividere.

Ottimo esempio di MVP

Ci siamo scandalizzati in massa al lancio di “una semplice app per inviare uno YO” e invece eravamo di fronte ad un ottimo esempio di MVP: un’app che fa una sola cosa, la fa bene, attira l’attenzione e poi aggiunge un pezzo per volta.
Direi che un bel po’ di startup dovrebbero prendere nota da quello che ha fatto YO e, soprattutto, di come l’ha fatto.

Comunicazione e strategia vincenti

Ovviamente tutto questo non sarebbe stato possibile senza una comunicazione azzeccatissima e una strategia a lungo termine ben chiara.
Fin dall’annuncio dell’investimento l’hype intorno a YO è stato elevatissimo. Tutti i blog del settore (e non) ne hanno parlato. Adesso posso dire che Fabio Lalli ci aveva visto lungo e aveva ragione!
Quel tipo di investimento, su quel tipo di prodotto, annunciato in quel modo era un’ottima strategia di user acquisition a bassissimo costo.

API semplicissime

Da un servizio così minimal non ci si poteva aspettare altrimenti. Le API di YO sono di una semplicità disarmante: giusto un paio di endpoint e qualche riga di documentazione. Nient’altro.
Allo stesso modo la dashboard per gli sviluppatori è semplicissima e immediata.

Tanto codice online da cui partire

Sull’account GitHub di YO ci sono tantissimi progetti disponibili (in diversi linguaggi) dai quali poter prendere spunto. Un ottimo punto di partenza anche per chi vuole sono capire il funzionamento delle API e di tutto il sistema.

Servizi di base sviluppati da loro

All’interno dell’index (una sorta di store di servizi basati su YO) ci sono una serie di servizi “di base” sviluppati direttamente da loro. Questo permette, soprattutto a chi ci si avvicina per la prima volta, di essere calati in un contesto e avere un’idea generale di cose si riesca a fare con le API.
Per capire di cosa sto parlando basta dare un’occhiata a servizi come RSS2YO (integrare YO nel proprio blog) e InstaYO (seguire un utente instagram su YO).

Attenzione per l’utente

Durante gli ultimi giorni, mentre sviluppavo ALLYONEEDIS, ho scritto un bel po’ di email al loro supporto. Un bel po’, sul serio! Hanno risposto ad ogni singola email, in poche ore, anche quando si trattava di cose stupide.
Potrebbe sembrare scontato ma non lo è. Non tutte le aziende lo fanno ed è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

Miglioramento basato sui feedback

Molte delle domande che ho posto riguardavano funzionalità che non hanno ancora, modifiche alle API, ecc. La maggior parte di queste discussioni si sono concluse con frasi del tipo “nella prossima versione ci sarà” oppure “ottima idea, potremmo aggiungerla”.
Non saprò mai se quelle idee erano già state schedulate oppure sono uscite fuori proprio da quelle discussioni. Fatto sta che con un servizio così semplice e delle API così minimal, un buon rapporto con gli sviluppatori è un ottimo modo per aggiungere funzionalità a costo praticamente nullo e dare una direzione all’intero progetto.

Appena YO ha annunciato l’apertura delle sue API mi sono subito incuriosito. Un servizio che avevo snobbato troppo facilmente all’improvviso offriva la possibilità di inviare “YO” a chiunque.

Negli ultimi giorni ho letto tantissimi articoli sull’argomento, ho visto i primi servizi integrare YO e alla fine mi è venuta voglia di smanettare un po’ con le sue API.

Per provarle alla meglio ho dovuto pensare a qualche servizio che facesse qualcosa di concreto (non necessariamente utile :) e così è nato ALLYONEEDIS. Il tutto in 2 ore e 20 righe di codice.

Io che faccio YO con le mani

ALLYONEEDIS è una YAPP (YO app - si lo so, non esiste come parola, l’ho appena inventata) molto semplice che mette a disposizione una serie di username da aggiungere al proprio YO per ricevere quotidianamente una foto a tema.

Gli username/servizi (già abbastanza autoesplicativi ;) disponibili al momento sono questi:

  • ALLYONEEDISPUPPIES
  • ALLYONEEDISCATS
  • ALLYONEEDISGIRLS
  • ALLYONEEDISBOYS
  • ALLYONEEDISFOOD

Il funzionamento è semplice:

  1. aggiungete lo username che preferite a YO
  2. inviate il primo YO per iscrivervi
  3. ogni giorno riceverete una foto (tramite YO)
  4. in quasiasi altro momento basta inviare uno YO e il servizio vi risponderà con uno YO + foto

Schermata di YO con i servizi ALLYONEEDIS

Ovviamente questo è un esperimento e va visto come tale. E’ stato molto utile per capire il funzionamento delle API e le potenzialità di questo sistema. E’ stato tutto molto divertente e ho fatto diverse considerazioni, ma farò un post ad hoc per questo!

Mercoledì 14 maggio si è svolta, presso l’Università di Salerno, la seconda edizione di “Vivere di Videogames”: un’intera giornata dedicata al mondo dei videogiochi dal punto di vista di chi li fa.

Oltre ad aver avuto il piacere di aiutare nell’organizzazione, Mangatar era anche ospite con due talk: uno che racconta i due anni di vita della nostra startup e un altro che descrive la vita da game developer.

Cercando di rispondere, tra il serio e il faceto, alla domanda “Com’è fare i videogiochi?”, ho raccontato la quotidianità di Mangatar attraverso avvenimenti ed emozioni tipiche di chi fa questo lavoro.

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Se vi siete persi l’evento (di grande successo, tra l’altro) o se volete semplicemente rivedere la presentazione, qui sotto trovate il video integrale:

Le slide sono disponibili anche separatamente:

Edit:

sul blog di mangatar trovate un riepilogo dell’intera giornata con i momenti salienti e il video dell’altra nostra presentazione.