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title: Leoni da tastiera. Come (e se) gestire gli haters
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date: "2025-02-07T13:43:56+00:00"
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author: Raffaele Gaito
excerpt: "Un fenomeno dilagante: gli hater e i leoni da tastiera. Una riflessione su come e se gestirli"
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# Leoni da tastiera. Come (e se) gestire gli haters

## Introduzione

Haters, leoni da tastiera, troll, cyberbulli, flamer, avvoltoi del web. 

Sono solo alcuni termini per indicare persone che **esprimono online commenti negativi, ostili o offensivi**nei confronti di altre persone, idee o contenuti, spesso in modo intenzionale e senza una critica costruttiva.

[Chi lavora sul web](https://www.raffaelegaito.com/lavoro-digitale/), in maniera più o meno pesante, si è trovato o trovata almeno una volta bersaglio di qualche commento non troppo felice. 

Capita anche a me dal giorno zero, ma da quanto la mia audience sta crescendo tanto questo fenomeno è sempre più frequente. E vorrei fare a riguardo una riflessione. 

## Una performance di Marina Abramović 

Nel 1974 Marina Abramović ha realizzato una performance della durata di 6 ore chiamata [Rhythm 0](https://it.wikipedia.org/wiki/Rhythm_0). 

Immagina di essere in una stanza, su un tavolo sono disposti oggetti che spaziano dal piacevole al pericoloso. Una rosa, un coltello, una pistola carica. 

Di fronte a te c’è una persona immobile, Marina appunto, che senza opporsi si mette a disposizione del pubblico, libero di prendere uno qualunque degli oggetti e di usarlo a piacimento. 

Questa performance è stata immaginata dall’artista per **testare i parametri del rapporto con il suo pubblico**, a metà tra esperimento sociale ed esibizione artistica.

In un primo momento il pubblico, forse un pò spiazzato, ha iniziato ad interagire con l’artista con gesti dolci, carezze, porgendole la rosa. 

Man mano che il pubblico si rendeva conto dell’impassibilità dell’artista e anche della sua totale accondiscendenza, **l’atteggiamento è completamente cambiato**. Dalla dolcezza, le persone hanno cominciato a ferire Marina, a tagliarla con gli oggetti affilati, a strapparle i vestiti. Nonostante le lacrime, l’artista non ha mosso un dito e ha continuato la sua esposizione a questo odio crescente. 

Ad un certo punto una persona dal pubblico ha anche impugnato la pistola carica. 

Alla fine delle 6 ore il pubblico è andato via di corsa, **incapace di gestire il confronto con la persona**, non più impassibile, che fino a pochi attimi prima avevano provato a ferire.

Questa performance mi ha fatto venire in mente quello che accade nel digitale.  

Oggi il tavolo è virtuale, e al posto degli oggetti ci sono parole, meme, commenti velenosi. Gli haters si nascondono dietro uno schermo e si verifica il [Online Disinhibition Effect](https://en.wikipedia.org/wiki/Online_disinhibition_effect) che li porta a sfogare aggressività, esattamente come i partecipanti alla performance approfittavano dell’immobilità dell’artista. 

Ma qual è, se esiste, il modo giusto di reagire agli haters? Esiste un modo per gestire questa dinamica di odio online? E soprattutto, dovremmo gestirla?

## L’identikit degli haters

Hanno un volto, una storia, una famiglia, degli interessi, un lavoro. Eppure le caratteristiche tipiche di una persona che decide di invocare un lato peggiore online sono abbastanza chiare:

- **Negatività e assenza di costruttività**, vale a dire che la maggior parte degli interventi hanno lo scopo di denigrare o ferire l’obiettivo dei loro attacchi. Inoltre i loro commenti non mirano a migliorare o proporre alternative, ma a sminuire o distruggere
- **Bisogno di diffusione**, conosciuto anche come effetto flame, cioè quel bisogno di istigare, di generare provocazioni o discussioni
- **Commenti offensivi**, che ovviamente possono spaziare da alcuni più leggeri, fino a sfociare in azioni più gravi, come body shaming, attacchi personali o cyberbullismo
- **Accanimento** verso personaggi pubblici, che essendo più visibili sono anche più esposti ad azioni e commenti
- **Anonimato,**vale a dire che la mancanza di responsabilità diretta concede la libertà di dire qualsiasi cosa.

Queste dinamiche avvengono ovunque, dalle piattaforme social passando per i messaggi privati, ed è un fenomeno così diffuso tanto da diventare [oggetto di studio e ricerca](https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10235607/). 

L’obiettivo non è solo definire il fenomeno, ma anche capire quali sono i parametri attivatori di questi comportamenti. 

## Come (e se) gestire gli haters

Quando ho iniziato a ricevere qualche messaggio offensivo, all’inizio, ho provato a **ragionare, a rispondere, a cercare il confronto**. Con il tempo ho capito che questo per me equivaleva a perdere tempo. 

Ho preferito, invece, **non alimentare mai il fuoco**, tutt’altro. 

Nei contesti in cui ho fortemente a cuore il benessere, non solo mio, ma anche della mia community, come lo sono [le mie Academy](https://www.raffaelegaito.com/le-academy/), imposto limiti molto chiari, comunicando in maniera trasparente che non sono ammessi contenuti inappropriati, offensivi e che dei moderatori possono stabilire di eliminare questi commenti. 

Col tempo, inoltre, ho imparato a **non personalizzare questi commenti**: l’offensiva degli haters raramente è davvero personale. Spesso riflette più le loro insicurezze che non i reali difetti del loro interlocutore. Io suggerisco solo di mantenere la prospettiva e non lasciare che i loro commenti influenzino la tua autostima.

Qui sto facendo una riflessione e parlando di commenti, reazioni che, seppur spiacevoli, possono essere arginati facilmente, anche banalmente solo cancellandoli. 

Diverso è se i comportamenti degli haters si trasformano in qualcosa di grande e molto offensivo: in quel caso puoi segnalare e rivolgerti a chi di dovere, se senti che la minaccia è reale.

## La forza della gentilezza

Un divulgatore, una divulgatrice, e chiunque si espone online deve avere ben chiaro che ha il potere di diffondere, al di là dell’oggetto dei contenuti, anche una **modalità** di farlo. 

C’è una frase iconica, con cui ci si rivolge ai leoni da tastiera e dice: **_Haters gonna hate_**, vale a dire che chi prova odio o critica gratuitamente continuerà a farlo, indipendentemente da ciò che accade o da come ci si comporta.

Io non sono molto d’accordo: credo che indubbiamente ci sia una fetta di detrattori che non condivide il tuo pensiero e che comunica questo disaccordo in una maniera violenta, talvolta. 

Ma ci sono anche tante, tantissime persone che **di fronte alla gentilezza hanno una reazione emotiva**. 

La gentilezza può disarmare e ridurre il bisogno di conflitto. Può sorprendere e invitare alla riflessione.

Ma soprattutto con un esempio virtuoso **si stabilisce un modello comportamentale positivo**, influenzando il tono della discussione e incoraggiando gli altri a fare lo stesso. In una comunità online, una risposta gentile può contribuire a cambiare il clima generale.

Aldilà di come questo atteggiamento può essere utile agli altri, non dimentichiamoci che ha un impatto personale perchè impedisce che l’odio altrui rovini il proprio equilibrio.

## Conclusioni

Come Marina Abramović nella sua performance, siamo tutti potenzialmente esposti alla possibilità di essere bersagli di comportamenti non belli, specialmente online. Tuttavia, a differenza della performance artistica, **abbiamo il potere di reagire e proteggerci**.

In fondo, il modo migliore per disarmare i leoni da tastiera è privarli della loro linfa: la nostra attenzione. **Oppure fornirgli un’arma ancora più potente: la gentilezza**.
