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title: Alla “Scuola di fallimento” si insegna a perdere per vincere
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author: Raffaele Gaito
excerpt: "Un'iniziativa tutta italiana dove startup, manager, professionisti e studenti possono imparare a gestire meglio il fallimento."
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# Alla “Scuola di fallimento” si insegna a perdere per vincere

Qualche settimana fa, grazie ad un amico, sono venuto a conoscenza della bellissima [iniziativa](https://www.facebook.com/scuoladifallimento/) **Scuola di Fallimento** che, come dice il nome, è un’iniziativa con l’obiettivo di insegnare a gestire e affrontare meglio il fallimento. Non come una piaga o uno stigma sociale quanto, piuttosto, come un’occasione per acquisire consapevolezza, maturità e ripartire in modo più efficace.

Intrigato dall’iniziativa ho contattato la fondatrice Francesca Corrado per un’intervista.

**Raffaele Gaito**: Ciao Francesca, come prima cosa presentati. Chi sei, cosa fai e che background hai?

**Francesca Corrado**: Ciao Raffaele. Sono una economista ricercatrice che ha fatto di una passione, il gioco, un lavoro.

Ho un **dottorato di ricerca in Teorie Economiche**, sono stata assegnista di ricerca e poi docente nell’Università di Modena, ho fondato nel 2011 uno spin off universitario presso il Dipartimento di Economia di Modena che è stato liquidato nel 2015 a causa di visioni divergenti tra i soci.

Il mio (apparente) _annus horribilis_ è stato il 2015: a un tratto non avevo più né una società né una cattedra.

Dopo un periodo di frustrazione mi sono detta (posso dirlo?) “ma chi se ne frega, riparto da zero mettendo a frutto tutto ciò che ho appreso in ambiti diversi e riparto da ciò che mi entusiasma: il gioco”!

Ho allora fondato con altri 4 soci Play Res che si occupa di ricerca sul gioco e progettazione di giochi per contesti ludici o non ludici come la formazione. Il nostro obiettivo è quello di promuovere e diffondere la cultura del gioco “sano” in ogni sua forma: di ruolo, di carte, da tavolo, video giochi, simulativi, scientifici.

In particolare progettiamo giochi o sistemi ludici che hanno lo scopo di migliorare le capacità e il benessere degli individui o dei team. Contrastiamo il gioco d’azzardo.

Usiamo il gioco anche in ambito formativo perché pensiamo che il gioco e la simulazione siano i metodi migliori per garantire il pieno apprendimento degli studenti.

**R.G.**: E ora andiamo subito al sodo e parliamo della scuola di fallimento. Di cosa si tratta?

**F.C.**: La Scuola di Fallimento è la prima scuola che nasce con lo scopo di **insegnare a perdere per vincere** attraverso l’uso di metodologie esperienziali, ludiche e immersive come teatro, _roleplay_ e simulazioni, coaching, mentoring, gioco da tavolo.

Nella scuola si analizzano diversi tipi di errori a seconda del target di riferimento. Abbiamo, ad esempio, il corso sull’errore creativo e sulla percezione dell’errore altrui per gli insegnanti, i genitori e i manager; o i corsi sugli errori di rappresentazione, pianificazione e esecuzione per le imprese e le start up.

Quello che facciamo è di mettere a disposizione dei partecipanti ai corsi una cassetta di strumenti teorico – pratici per accogliere, analizzare e abbracciare l’errore.

**R.G.**: In che modo un progetto come il vostro può impattare concretamente sulle persone?

**F.C.**: L’impatto maggiore lo otteniamo dalla modalità con cui insegniamo. La trasmissione di conoscenza avviene non mediante lezioni frontali e slide, ma attraverso una esperienza ludica, simulando o giocando.

Tutti i moduli sono in qualche modo “gamificati” e sappiamo, grazie alla neuroscienza, che in questo modo riusciamo ad ottenere la partecipazione attiva e un elevato grado di apprendimento da parte delle persone. **Ricordiamo il 10% di ciò che leggiamo, il 20% di ciò che vediamo o ascoltiamo e il 90% di ciò che viviamo attraverso il gioco o la simulazione**.

Inoltre la partecipazione al corso è vincolata alla somministrazione di una video intervista in cui cerchiamo di capire qual è il bisogno reale di ciascun individuo in modo da tarare giochi ed esercizi sulle loro specifiche esigenze e sulle loro aspettative.

Abbiamo fatto un lavoro meticoloso, grazie in particolare ad una psicologa e ad un neuroscienziato (Francesca Prampolini e Alan Mattiassi) sui _bias_ cognitivi individuando quelli che appartengono ad uno specifico target (studenti, genitori, insegnanti, imprenditori etc) e a quel particolare gruppo di persone che partecipa di volta in volta ai corsi.

**R.G.**: Cercando informazioni su di voi in rete ho notato che avete ricevuto una copertura mediatica notevole. Aldilà della visibilità, vi ha portato anche risultati concreti? Se si, in che modo?

**F.C.**: I risultati possono essere misurati in diversi modi.In termini di partecipazione, il corso del 24 settembre ha raggiunto e superato il numero massimo di iscritti dopo la prima settimana in un mese, agosto, che pensavamo poco adatto per il lancio.

Abbiamo già una mailing list corposa di iscritti a moduli che stiamo mettendo in calendario in questi giorni senza aver ancora messo on line la nostra landing page.

Le persone ci scrivono sui canali social o mandano direttamente una mail dopo aver letto un articolo su un giornale o averci ascoltato in radio.  

In termini di collaborazioni, questa visibilità ci ha permesso di portare all’attenzione nazionale anche le attività di Play Res e di avviare collaborazioni con aziende ed associazioni.

In termini di denaro, ogni corso è finanziato da una soggetto pubblico (comune, fondazione, etc) per studenti e ragazzi fino ai 29 anni. Per gli altri e per le aziende il corso è a pagamento.

**R.G.**: Dimmi qualcosa in più sui corsi, come sono strutturate le vostre attività?

**F.C.**: Ogni corso si compone di 5 moduli che seguono quello che abbiamo chiamato ciclo dell’errore:

1. Nel primo modulo facciamo emergere la percezione soggettiva dell’errore.
2. Nel secondo analizziamo gli errori e i bias cognitivi che appartengono a quel target specifico ovvero lavoriamo sugli schemi mentali che influenzano il nostro modo di pensare e di agire a tal punto da portarci a sbagliare e a compiere gli stessi errori.
3. Nel terzo lavoriamo sulla consapevolezza dei propri errori.
4. Nel quarto mettiamo in scena, in maniera leggera e talvolta comica, gli errori per poterli sdrammatizzare. Molto divertenti sono le simulazioni dei colloqui di lavoro o l’esposizione dei pitch di aspiranti startupper.
5. Nel quinto lavoriamo sulla costruzione di un percorso che porti al successo e al raggiungimento dei propri obiettivi nella consapevolezza che raggiunto l’obiettivo, vecchi o nuovi errori possono minare i nostri piani.

Ogni corso si conclude con una testimonianza di persone “conosciute” o che hanno storie straordinarie da raccontare: chi sbaglia deve raccontare l’errore perché **solo condividendo il racconto gli errori si trasformano in fonte di apprendimento** comune generando progresso.

Non ci sono slide, in ogni modulo si combinano metodologie e tecniche diverse, infatti i moduli sono co gestiti da game designer ed esperti di gioco, attori, coach, mentor, psicologi e neuroscienziati, alcuni dei quali sono docenti universitari anche essi esperti di gioco.

![scuola di fallimento gioco](https://www.raffaelegaito.com/wp-content/uploads/2017/09/scuola-di-fallimento-gioco.jpg)

**R.G**.: Qual è la reazione degli imprenditori quando vengono a conoscenza della vostra scuola?

**F.C.**: La Scuola ha acceso un dibattito sul tema del fallimento e dell’errore e numerosi sono gli articoli postati e pubblicati dopo il nostro primo corso.

In ogni caso sappiamo di essere oggetto di apprezzamento rispetto alle modalità con cui insegniamo a perdere per vincere e all’obiettivo, e di discussione rispetto, ad esempio, alla scelta del nome della scuola.

La maggioranza delle persone con una età compresa tra i 18 e i 45 anni comprendere il senso del nome e ci fa i complimenti.

Una minoranza di persone, per lo più imprenditori over 50, associa il fallimento a esperienze negative dovute a fallimenti legati a congiunture economiche negative o a chiusure di attività da parte di imprenditori che dichiarano fallimento per non saldare i debiti e che poi riaprono l’attività magari con la stessa ragione sociale della società dichiarata fallita.

Noi vogliamo **costruire una sana cultura del fallimento**, una cultura in cui il fallimento non è vissuto come marchio indelebile e l’errore non è considerato uno stigma sociale invalidante ma un viaggio di scoperta di sé, dei propri limiti e dei propri talenti.

Pensiamo che servano regole a tutela degli imprenditori onesti e maggiori controlli per arginare situazioni al limite se non della legalità quanto meno dell’eticità. Il nostro compito però non è incentivare comportamenti imprenditoriali scorretti, ma **esaltare la funzione pedagogica dell’errore**.

**R.G.**: Io sono un grande fan di questa tematica e ne tratto spesso sui miei canali. A che punto è la situazione in Italia sul tema del fallimento?

**F.C.**: Dalla mia esperienza c’è una grande paura di commettere errori e una incapacità di saperli gestire in modo corretto.

Paura che non riguarda solo le persone, di qualunque età e background, ma anche le aziende. Ho incontrato piccole realtà e multinazionali e ciò che li accomuna è la loro avversione strutturale al rischio anche quelle che si dichiarano orientate all’innovazione.

Un controsenso, visto che **non puoi innovare senza commettere errori**!

E allora capisci che in quei contesti l’innovazione promossa è per così dire di tipo “cosmetico”, più apparente che reale, perché non comporta rischi e cambiamenti radicali.

![scuola di fallimento carte](https://www.raffaelegaito.com/wp-content/uploads/2017/09/scuola-di-fallimento-carte.jpg)

**R.G.**: Sulla parte teorica ormai si stanno muovendo in tanti per fare sensibilizzazione, ma dal punto di vista pratico, cosa significa accettare il fallimento? Come facciamo a fare uno step in avanti e a passare a qualcosa di concreto, oltre ai buoni propositi e ai proclami?

**F.C.**: Naturalmente, frequentare la Scuola di Fallimento!  

Scherzi a parte, è importante partire da un esercizio di consapevolezza di ciò che suscita in me un mio errore (paura, frustrazione, ansia, disagio, esaltazione, azione, blocco, ecc.) e come reagisco agli errori altrui (li accolgo, li punisco, li vedo come una opportunità, ecc). Questo permette di avere una prima idea sul punto da cui partire e sul comportamento da modificare o assecondare.

Quindi poniti questa domanda, e se conosci la risposta passa al livello 2 altrimenti inizia ad osservare il tuo comportamento e quello altrui per trovare la risposta.

Se sei una persona che tende a rimuginare sugli errori commessi, al primo errore gratificati! E **non focalizzarti sui tuoi punti di debolezza, ma su ciò che ti riesce meglio**.

Superato il test della percezione si passa a quello dell’analisi.

Una ricerca del 2008 svolta presso l’Università di Harvard ha messo in evidenza che un imprenditore che avvia per la prima volta un’attività imprenditoriale ha il 18% di probabilità di successo, chi ha già fallito ne ha il 20%, chi ha avuto successo ne ha il 30%.

Chi ha fallito quindi non ha probabilità più alte di avere successo a meno che non impari ad analizzare gli errori commessi e dal fallimento non tragga spunti utili per modificare il proprio modo di pensare, di agire e fare business.

Le domande da porsi sono le seguenti:

- Quali errori commetto sistematicamente?
- Quali errori dipendono da me e quali da persone o situazioni che sono al di fuori del mio controllo ( mi raccomando non abusare di questo bias, ovvero esagerare con l’imputare ad altri errori tuoi)?
- Se gli errori dipendono da te cerca le soluzioni (anche più di una) per porvi rimedio, parla con qualcuno che può offrirti un punto di vista esterno, e immagina tutte le possibili opportunità che quell’errore ti offre in termini di crescita personale o professionale. **L’errore infatti può essere la via maestra per indicarti chi sei e cosa vuoi davvero**.

**R.G.**: Per concludere, avendo il mio blog un pubblico soprattutto di startupper e imprenditori, qual è un consiglio che ti senti di dare a queste persone sul tema del fallimento?

**F.C.**: Te ne elenco alcuni che sono poi le nostre regole d’oro!

- Accogliere gli incidenti di percorso e gli errori senza nasconderli
- Individuare gli errori ricorrenti e attivare meccanismi di correzione
- Focalizzarsi non solo sulle politiche e attività ma soprattutto sulla cultura e il clima
- Assumere collaboratori orientati al rischio
- Incentivare l’iniziativa individuale facendo leva sulle motivazioni intrinseche (il gioco può essere di grande aiuto!)
- Allenare le competenze creative: la disponibilità ad assumere rischi, la curiosità e l’immaginazione
- Creare un ambiente ricettivo al contributo di tutti in cui coesistono gli esploratori e quelli avversi al rischio senza farli lavorare in nicchie separate
- Lavorare sul gruppo e non sul singolo individuo condividendo un obiettivo ambizioso
- Sdrammatizzare
- Mettere in comune le informazioni e condividere gli errori
- Fallire ancora, fallire meglio!

Ma anche Considerare il successo una tappa e non la destinazione finale. Il fallimento è quasi sempre visto come contrapposto al successo pensando che se hai avuto successo vuol dire che non hai fallito. Questo è un errore: **il fallimento non è un’alternativa al successo ma è un requisito per il successo**.

Il successo si raggiunge infatti per _trial & error_ la cui funzione è anche quella di testare la capacità di ciascuno di perseverare e di essere determinati nel voler raggiungere quello specifico obiettivo.

Se non lo abbiamo raggiunto forse non ci interessava davvero!
