Chi sono

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Ho sempre pensato che “scrivere la pagina chi sono” fosse una delle cose più difficili nella vita di una persona. La metterei al terzo posto, subito dopo “ritrovare i calzini spaiati” e “finire di leggere Guerra e Pace”.

Visto che questa pagina non dovrebbe essere una copia del Curriculum Vitae o del profilo Linkedin mi gioco la carta dello storytelling.

Si l’ho detto! Perdonami, ho dovuto usare quella parolina inglese che tanto va di moda, ma sinceramente suonava molto meglio di “lasciatevi raccontare una storia”, frase resa celebre dal noto narratore degli anni ’90, Papà Castoro.

Bando alle ciance, iniziamo!

Salernitano, informatico, classe ’84. Cresciuto a pane camille e robottoni giapponesi.

Da ragazzino ho attraversato tre fasi diverse di cosa-vuoi-fare-da-grande. C’è stata la fase “scienziato”, poi la fase “inventore” e poi quella “scrittore”. Mi piace pensare che il web mi abbia permesso di fare tutte e tre. Più o meno.

Col tempo ho capito che dovevo smettere di cercare una risposta alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”. È la domanda ad essere sbagliata.

Secondo Emilie Wapnick, infatti, sono un “multipotenziale“: una persona che ha tanti interessi, ha svolto tanti lavori e che grazie a questo intreccio di conoscenze e passioni sviluppa un incredibile potenziale multidisciplinare che riesce ad applicare, con ottimi risultati, in qualsiasi lavoro o sfida quotidiana.

Sinceramente, fino a qualche tempo fa non conoscevo questa definizione e quindi me la giocavo con la simpatia, scrivendo:

Raffaele Gaito – 50% Business, 50% Programming. Shaken, not stirred.

Che significa?

Significa che c’è una parte di me programmatore che non vuole essere messa da parte. Scrivo codice da quando avevo 15 anni, soprattutto PHP e Javascript, ma negli anni ho usato di tutto: dal Java al Python, passando per il Deplhi e il Basic. Ho ricoperto ruoli di ogni tipo: sviluppatore front end, back end e full stack, sia sul web che su mobile.

Poi c’è la parte di me business oriented. Quella parte di me che mi ha fatto fare impresa da quando avevo 20 anni. Tre aziende diverse, per essere precisi. Aziende nelle quali col tempo ho sempre di più accantonato il mio lato dev per ritrovarmi a fare business development, community management, growth hacking, public relation e altri ruoli con nomi in inglese.

Gli americani chiamano questa figura product guy, persone che hanno sia le conoscenze per sviluppare un prodotto che quelle per portarlo sul mercato. Persone data-driven ossessionate dalle metriche, che fanno test e macinano numeri con la stessa velocità con la quale mangiano pringles e bevono birra belga.

Durante tutti questi anni ci sono due cose che non ho mai smesso di fare: scrivere e sperimentare.

Ho scritto di tantissimi argomenti: ho iniziato con Linux e l’open source e adesso parlo di startup, business, lavoro e tanto altro. Scrivo, in italiano e in inglese, per diversi blog. Sia per me che per chi è pazzo a tal punto da pagarmi per leggere qualcosa di mio. A volte l’ho fatto anche come ghost writer.

E poi faccio esperimenti. Side project, se vogliamo usare un’espressione tanto cara agli americani (maledizione, ma perché loro hanno sempre nomi più fighi per le cose?!). Visto che non programmo più per lavoro, un paio di volte l’anno lancio dei progettini (app o siti web) che mi consentono di tenermi in allenamento, dare sfogo alla mia fantasia, farmi smanettare con qualche nuova tecnologia e farmi provare qualche nuova strategia.

Negli anni i miei post e i miei progetti sono finiti su diversi blog o giornali di spessore, sia in Italia che all’estero, come: TechCrunch, Mashable, Wired, Product Hunt, Medium, VentureBeat, The Next Web, Corriere della Sera, Repubblica, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Il Fatto Quotidiano e così via.

Negli stessi anni, con le mie diverse aziende e come singolo, ho collaborato in un modo o in un altro con diverse realtà importanti come: Microsoft, Nokia, Google, Intel, Mozilla, Digital Bros, Unicredit, Confindustria, Università LUISS, Università di Salerno, Università di Bolzano, Seconda Università di Napoli e così via.

Sempre più spesso, alle attività di Imprenditore Digitale e Blogger ho affiancato anche quella di Public Speaker. Quando posso, organizzo nella mia regione eventi legati al mondo del digitale e dell’imprenditorialità. Quando poi c’è qualcuno così folle da invitarmi, partecipo come speaker, parlando di diversi argomenti: dal mondo delle startup a quello del lavoro, passando per la programmazione e i videogiochi. Non ci facciamo mancare niente. Mica hai dimenticato la storia del multipotenziale? 😉

A fine 2015 ho lasciato, dopo 4 anni, la mia azienda, Mangatar.

Nuovi stimoli, crescita personale e uscire dalla zona di comfort sono i motivi principali, se te lo stessi chiedendo.

Adesso svolgo diverse attività, nell’attesa di buttarmi in qualcosa di nuovo. Mio o di altri non m’importa, basta che sia stimolante.

Seguo come consulente alcune aziende (non solo startup) su diversi aspetti: dalla strategia al business, passando per il growth hacking e la comunicazione. In alcuni casi, come le collaborazioni con le università, lo faccio gratuitamente come mentor o advisor. Credo molto nel give back e quando posso aiutare ragazzi alla prima esperienza lo faccio volentieri!

Per finire, negli ultimi tempi sono coinvolto anche in alcune attività di formazione, sia organizzate da me che da università, aziende o enti.

Wow, quanto ho scritto! Direi che è il caso di fermarsi 🙂

Facciamo così: per tutto il resto fai riferimento al mio profilo Linkedin. Cerco di tenerlo sempre aggiornato e puoi trovarci i dettagli dei vari progetti a cui ho lavorato, le raccomandazioni delle mie connessioni, le mie esperienze, le mie skill e tutto il resto.

Ora se sei arrivato fin qui i casi sono due: o sei mia mamma o sei, per qualche strano motivo, interessato a metterti in contatto con me.

Nel secondo caso puoi farlo tramite uno qualsiasi dei social network, ma preferirei Twitter, Facebook o Linkedin. Se proprio non puoi fare a meno dell’email scrivimi a info [@] raffaelegaito [.] com.

Rispondo sempre a tutti, anche a mia mamma.

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